Travaglio su Tiziano Renzi, la causa a sua insaputa: «Ho detto la verità, ero contumace e non ho potuto difendermi»

di Gianmichele Laino | 17/11/2018

Marco Travaglio
  • Marco Travaglio è stato condannato a pagare 50mila euro a Tiziano Renzi

  • Ha affermato di non essersi difeso perché contumace

  • Nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano dice di aver detto la verità

Una causa civile a sua insaputa. Marco Travaglio parla nel suo editoriale di oggi sul Fatto Quotidiano della condanna al risarcimento di 50mila euro nei confronti di Tiziano Renzi per una sua frase pronunciata a marzo 2017 durante la trasmissione Otto e Mezzo di Lilli Gruber. Tra le righe, rivela di non essere a conoscenza di quella causa e, pertanto, di essere stato contumace.

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Cos’è la contumacia di cui parla Marco Travaglio

La contumacia è quella condizione di chi, avendo l’obbligo di presentarsi davanti al giudice nel corso di un processo, non lo fa. Non soltanto per una deliberata intenzione, ma anche per impossibilità o perché non correttamente informato dell’apertura della causa civile (in questo caso). La contumacia, quindi, è una condizione che altera la possibilità di difendersi da parte di chi viene citato in giudizio.

Com’è andata la causa civile secondo Marco Travaglio

«Né a me, né ai miei avvocati risultava quella causa – scrive Travaglio -. Forse la busta verde con l’atto di citazione si è persa tra le tante per colpa mia o dell’ufficiale giudiziario, o è andata smarrita nella trasmissione tra la nostra segreteria allo studio legale. Chissà». In seguito, nella giornata di ieri, Marco Travaglio ha affermato di essere informato delle motivazioni della sentenza soltanto da un articolo de Il Foglio, firmato da Annalisa Chirico, una giornalista che Travaglio definisce «molto addentro alle cose della famiglia Renzi».

Nel processo a Travaglio, non avendo lui potuto offrire la sua versione al giudice civile, sono state dunque prese in considerazione soltanto le memorie dell’accusa. E, sulla base di queste, il giudice di Firenze ha deciso di emettere la sentenza. Il direttore del Fatto Quotidiano ricostruisce il percorso che lo ha portato a pronuncire, a Otto e Mezzo, la frase: «Il padre del capo del governo si mette in affari o si interessa in affari che riguardano aziende controllate dal governo». E riferisce che, in quella circostanza, si riferiva al presunto conflitto d’interessi di Renzi sr. per un appalto per Poste Italiane. Su Tiziano Renzi, lo si ricorda, c’è una richiesta d’archiviazione nel processo Consip.

«Ho detto la verità» e poi lancia una stoccata ai giudici di Firenze

Travaglio, poi, descrive una situazione simile – in cui si è trovato senza difensore nel processo civile – nei confronti di Luciano Previti. Fu condannato a pagare 79 milioni di lire, pena ridotta in appello. Travaglio afferma sui 50mila euro: «Vedremo se stavolta andrà meglio». Ribadisce in chiusura di aver detto la verità, mentre nel corso del pezzo non risparmia una stoccata: «Ci sono dei giudici in Italia (riporta un virgolettato di Matteo Renzi che su Facebook ha dato la notizia della causa civile e del risarcimento, ndr): soprattutto a Firenze».

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO + ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI