Desirée, parla Salia, il ghanese fermato a Foggia. «Le chiesi di andare via con me»

di Redazione | 14/11/2018

Yusif Salia
  • Salia riteneva che la giovane di Cisterna di Latina avesse 20 anni

  • Ha detto di aver avuto con lei un rapporto sessuale consensuale, la sera del 18 ottobre, il giorno prima del delitto

  • Ecco quali sono le posizioni di tutti gli altri indagati

Yusif Salia, il ghanese di 32 anni catturato il 26 ottobre scorso in una baracca abusiva nel ghetto di Borgo Mezzanone, nel Foggiano, per la morte di Desirée Mariottini nega tutto. L’uomo è stato interrogato per più di un’ora nel carcere di Foggia dal Gip Carmen Corvino su richiesta di rogatoria del gip di Roma Maria Paola Tomaselli che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per concorso in omicidio volontario, violenza sessuale e spaccio di droga. Salia riteneva che la giovane di Cisterna di Latina avesse 20 anni e ha detto di aver avuto con lei un rapporto sessuale consensuale, la sera del 18 ottobre, il giorno prima del delitto. «Yusif – spiega al Corriere uno degli avvocati di Salia, Margherita Matrella – sapeva che Desirée aveva vent’anni. Quella sera del 18 ottobre sono entrati mano nella mano nel container di via dei Lucani. Poi, una volta all’interno, hanno consumato un rapporto sessuale consensuale».

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Secondo i legali dell’uomo quando ha saputo che Desiree era morta Salia sarebbe scoppiato a piangere.  Yusif Salia ha raccontato di aver conosciuto la giovane tramite una ragazza congolese che frequentava lo stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo. Subito dopo, emergerebbe dall’interrogatorio, Yusif Salia avrebbe invitato Desirée ad andare via, a seguirlo perché doveva partire per Frosinone dove avrebbe incontrato un amico. «Lei ha rifiutato l’invito rispondendogli di essere troppo stanca», ha riferito l’avvocato Matrella. Salia avrebbe appreso del decesso della giovane solo il giorno seguente: «Tornato a Roma, il 19 ottobre, alcuni spacciatori e prostitute che frequentano il palazzone lo hanno informato della morte della sedicenne. Salia sarebbe anche scoppiato a piangere». Le posizioni dei fermati sulla morte della sedicenne variano di caso in caso.

LA POSIZIONE DEL PUSHER ROMANO MANCINI

Resta in carcere ma cade l’aggravante di cessione di droga a minore per Marco Mancini, il pusher romano arrestato nell’ambito delle indagini sulla morte di Desiree Mariottini. Lo ha deciso il gip Maria Paola Tomaselli al termine dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto nel carcere di Regina Coeli. Per l’uomo, accusato di detenzione e cessione di sostanza stupefacente, è stato convalidato il fermo e il giudice ha emesso una misura cautelare in carcere. Il magistrato ha però fatto cadere l’aggravante della cessione di sostanza stupefacente a minore. Questo perché Mancini stesso ha detto di non esser stato presente nello stabile quella notte e di non aver ceduto gli stupefacenti alla giovane.

MAMADOU GARA, LA POSIZIONE ANCORA DIFFERENTE RISPETTO A CHIMA E MINTEH

Il tribunale del Riesame si è invece riservato di decidere sull’istanza di scarcerazione avanzata dal difensore del senegalese Mamadou Gara, il terzo arrestato per la morte di Desiree. L’uomo è accusato di omicidio, violenza sessuale e cessione di stupefacenti. Proprio ieri i giudici del tribunale della Libertà hanno fatto cadere l’accusa di omicidio per due degli arrestati, il nigeriano Alinno Chima e il senegalese Brian Minteh, riformulando quella di violenza sessuale di gruppo in abuso aggravato dalla minore età della vittima.

(foto ANSA/ANGELO CARCONI)