Festival della Rete, il direttore Grandi: «Ottimismo per lo stato del web in Italia»

di Redazione | 11/11/2018

Festival della rete
  • Dal 9 all'11 novembre va in scena a Perugia il Festival della Rete

  • Si tratta del momento per fare il punto sullo stato del web in Italia

  • Le opinioni del direttore artistico Matteo Grandi

Matteo Grandi, il direttore artistico del Festival della Rete, è un moto perpetuo tra i tanti panel che ha organizzato per l’evento che si sta svolgendo in questi giorni a Perugia, dal 9 all’11 novembre. Le richieste sono tante, le esigenze organizzative non mancano, ma alla fine il prodotto realizzato è senz’altro di qualità. Perugia si è vestita a festa per una manifestazione che ospita con orgoglio. E che ha come sottotitolo il web che ti meriti.

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Festival della rete, le parole di Matteo Grandi

«Il claim ha un senso – ha affermato Matteo Grandi ai microfoni di Giornalettismo -, ma anche un sapore provocatorio. Con accezione positiva e negativa. Oggi il percepito ci racconta di un web deprecabile in cui hanno preso vita sempre determinate derive. Ma il web è fatto dalle persone per le persone: se si attua un approccio consapevole, la rete può restituire un contributo positivo. Tuttavia, se continuiamo con la narrazione schizofrenica del web, facciamo un errore di valutazione: la rete è lo specchio plastico di una società che non è piatta, ma variegata. Non possiamo permetterci di avere un web perfetto».

Tra gli incontri in cartellone, anche quello con l’ex presidente della Camera Laura Boldrini che, nella giornata di venerdì, ha lanciato proprio da Perugia la sua proposta per una legge contro l’odio in rete: «Parto dal presupposto che quando si parla di leggi per il web si va sempre in un terreno minato e pericoloso – ha commentato Grandi -. Forse una legge in senso stretto neanche serve, perché il nostro ordinamento già prende in considerazione il mondo della rete. D’altra parte è vero che c’è un problema sull’uso della rete da parte di alcuni: su questo c’è un problema di tempi della giustizia per i reati commessi in rete, c’è il problema che diverse piattaforme non hanno una sede in Italia. Poi, chiedersi se la rete così com’è organizzata sia giusta o sbagliata deve far parte del dibattito».

Il bilancio dello stato del web in Italia al Festival della rete

Ma non si può negare che in rete ci sia comunque un problema: «In rete l’io individuale di chiunque prende il sopravvento: rispondere con lucidità alla mole di informazioni che l’individuo si trova a gestire è una richiesta eccessiva per lui – ha spiegato Grandi -. La rete sta imponendo modelli comportamentali nuovi che non sono facili da individuare. Il secondo tema è quello dell’educazione digitale: in rete siamo tutti potenziali carnefici, tutti abbiamo fatto prima o poi lo scivolone. Se, invece, oggi riuscissimo a formare delle persone consapevoli dello strumento, immagino che questo tipo di problema potrebbe iniziare a essere combattuto. Ma l’educazione digitale non può dirigersi soltanto all’interno delle scuole: è il sistema mediatico che deve imporre questa forma di nuova alfabetizzazione digitale».

Inevitabile, dunque, tracciare un bilancio non soltanto del Festival, che sta avendo un riscontro positivo non soltanto tra gli addetti ai lavori, ma anche sulle persone che vogliono informarsi. È opportuno chiedere a Matteo Grandi a che punto è il nostro Paese dal punto di vista della cultura digitale e se davvero ce lo meritiamo questo web: «L’Italia non è particolarmente indietro dal punto di vista del digitale – chiude -. Tuttavia, siamo più indietro dal punto di vista dell’approccio culturale. Più ci digitalizziamo, del resto, e più possimao acculturarci su questo tema. L’hating, invece, non è un problema solo italiano, ma europeo. Ma dobbiamo saperlo gestire: ottimismo, quindi, nonostante tutto».

[Intervista a cura di Enzo Boldi e Matteo Garavoglia]