Chi sono i giovani che stanno facendo causa al governo statunitense

di Gaia Mellone | 08/11/2018

  • Il gruppo di 20 querelanti è composto da bambini e, adolescenti e ventenni

  • La causa contro il governo è per aver violato i diritti costituzionali sanciti nella dottrina della fiducia pubblica

  • La battaglia legale è intentata per porre fine alle azioni governative che alimentano il cambiamento climatico

Un gruppo di 20 querelanti composto da bambini e adolescenti, per difendere il pianeta Terra dalle violazioni del governo degli Stati Uniti, accusato di aver violato i diritti di base ai sensi della Costituzione. Il reclamo presentato dall’insolito gruppo di attivisti si pone sotto quella che è nota come la dottrina della fiducia pubblica, secondo cui il governo ha l’obbligo di proteggere le risorse naturali essenziali, come l’aria e l’acqua, per il bene di tutti e delle generazioni future. La causa era stata intentata nel 2015, ma solo quest’anno potrà davvero cominciare. 

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Chi sono i bambini e gli adolescenti che mettono alle strette gli Usa

A voler mettere sul banco degli imputati il governo americano è il giovanissimo gruppo di attivisti “Youth vs Gov”: si sono uniti per mettere il governo statunitense di fronte alle proprie responsabilità sull’uso sconsiderato di combustibili fossili, l’aumento dell’inquinamento e dell’effetto serra. In poche parole, i fenomeni alla base del cambiamento climatico, proprio quello che Donald Trump continua a negare.

Tra di loro c’è il diciannovenne Nathan Baring che vive a Fairbanks, in Alaska, dove affronta tempeste di ghiaccio sempre più potenti e respira un’aria estremamente compromessa. C’è anche Jaime Butler, 17 anni, di Flagstaff, in Arizona, che ha dovuto abbandonare la propria casa in una riserva Navajo a causa della mancanza d’acqua. Altre testimonianze sono quelle della ventenne Sophie Kivlehan, che vive in Pennsylvania dove le tempeste diventano ogni anno più violente, e di Levi Draheim, che ha solo 11 anni e ha dovuto abbandonare con la sua famiglia la casa a Satellite Beach, in Florida per via dei forti uragani.

Ora il governo dovrà rispondere di aver perpetrato, consapevolmente, comportamenti nocivi all’ambiente. «Emette permessi per la trivellazione di petrolio e carbone minerario, noleggia alcune terre pubbliche a compagnie di combustibili fossili – ha dichiarato uno degli avvocati del gruppo, Phil Gregory – Dà le agevolazioni fiscali all’industria dei combustibili fossili o altri tipi di aiuti finanziari. Permette ai luoghi che bruciano combustibili fossili di rilasciare gas serra direttamente nell’aria». Si tratta di azioni che mettono in pericolo «la vita, le libertà e la proprietà dei querelanti» ha poi aggiunto.

Le testimonianze degli esperti

I giovani non cercano risarcimenti, ma accusano il governo di minacciare i diritti costituzionali fondamentali. Phil Gregory ha spiegato che «la scienza dimostra che la continua combustione di combustibili fossili causerà danni» entrando in contraddizione con il divieto costituzionale di «intraprendere azioni che favoriscano questo danno».

Se i ragazzi da parte loro mettono le testimonianze personali, 21 esperti hanno fornito prove scientifiche a sostegno della causa. Tra questi c’è il climatologo James Hansen, che dirige il programma Climate Science, Awareness and Solutions presso l’Earth Institute della Columbia University. Questo è a New York City. Hansen nella sua testimonianza sostiene che «le azioni del governo sull’uso di combustibili fossili hanno pavimentato l’acceleratore delle emissioni per i gas serra». Un’azione che minaccia la vita di tutti gli americani (e non solo), e che deve essere fermata al più presto.

Il rapporto depositato da Kevin Trenberth, scienziato del clima presso il Centro nazionale per la ricerca atmosferica a Boulder in Colorado, evidenzia come «la sicurezza e la vita dei giovani e delle generazioni future sono e saranno sempre più minacciate da eventi meteorologici sempre più estremi» fino a quando non verrà ridimensionata, se non eliminata, l’emissione di gas serra. L’economista Frank Ackerman ha aggiunto che il governo ha «liquidato o svalutato il grave danno causato dai cambiamenti climatici che i giovani e le generazioni future vivranno».

Una causa lunga 4 anni e continuamente rimandata

Una lotta che finalmente potrebbe vedere l’inizio. La causa infatti è stata rimandata più volte dal 2015. Inizialmente il governo aveva delegato il tribunale di risolvere la controversia, ricevendo un secco no di risposta. Il governo Usa allora si era rivolto alla Corte d’Appello, che esamina le decisioni delle corti federali di diversi stati. Contro le aspettative, la corte affermò che il caso sussisteva e poteva andare avanti, ricevendo il via libera anche dalla Corte Suprema. Sono iniziate le fasi di preparazione del processo per entrambe le parti: degli esperti hanno presentato rapporti a sostegno della causa e diversi testimoni sono stati sentiti dagli avvocati coinvolti. Poi, il governo americano ha cercato di chiudere il caso senza arrivare al processo, ma il nono circuito è intervenuto a difesa dei querelanti. Dopo 4 anni, finalmente agli attivisti avevano visto una data di inizio del processo: il 29 ottobre di quest’anno.  Ma il Giudice capo della Corte suprema degli Stati Uniti John Roberts l’ha rimandato ulteriormente, e sebbene la Corte Suprema si sia espressa nuovamente a favore dell’inizio del processo, ancora non è stata stabilita una data. 

Se a proteggere il nostro pianeta non ci pensano i potenti, e nemmeno i cittadini del mondo, ci penseranno dei bambini, pronti a combattere per difendere il loro diritto ad avere un futuro.

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(Credits immagine di copertina: Levi Draheim  © Terray Sylvester / Vwpics/VW Pics via ZUMA Wire)