Per Paola Taverna il ricorso alla fiducia è uno strumento delle dittature. Anzi, era | VIDEO

di Enzo Boldi | 07/11/2018

Paola Taverna
  • Il decreto sicurezza è stato approvato dalla maggioranza con il voto di fiducia al governo

  • Nel 2015 Paola Taverna parlava di «dittatura»

  • Nel frattempo il M5S apre un'istruttoria nei confronti dei cinque dissidenti

Il decreto sicurezza è stato votato dal Parlamento grazie al voto di fiducia al governo posto su questo provvedimento. Nonostante il parere contrario di cinque dissidenti M5S, i provvedimenti voluti da Matteo Salvini hanno ottenuto la maggioranza dei pareri favorevoli, anche se non ci si aspettava questo modus operandi da parte del governo. I pentastellati, infatti, hanno sempre criticato il ricorso al voto di fiducia, come accaduto nel novembre 2015 con tanto dell’esplosione di rabbia di Paola Taverna.

LEGGI ANCHE > La genialata comunicativa del Pd contro il Decreto Salvini

Il web non perdona, la rete non dimentica. Subito dopo l’approvazione del dl sicurezza attraverso il voto di fiducia, i social hanno restituito il video della colorita, per usare un eufemismo, protesta di Paola Taverna – all’epoca semplice parlamentare e ora Vicepresidente del Senato della Repubblica – che si scagliava contro il governo Renzi per la scelta di far passare il cosiddetto «decreto Salva Italia» attraverso il voto di fiducia al governo.

Paola Taverna e il voltafaccia sul concetto di «dittatura»

Il video del voltafaccia, considerando la posizione tenuta quest’oggi dal Movimento 5 Stelle per andare incontro alla volontà dell’alleato leghista Matteo Salvini, è datato 5 novembre 2015 – poco più di tre anni fa. Due giorni dopo il terzo anniversario di quella colorita protesta, Paola Taverna sembra aver cambiato versione rispetto al ricorso al voto di fiducia.

Cinque i dissidenti M5S al Senato

Solo tre anni fa si «era in dittatura», utilizzando le parole stesse pronunciate da Paola Taverna. Ora, invece, il voto di fiducia al governo per approvare un decreto legge sembra essere la strada giusta, o almeno quella necessaria per la sopravvivenza del governo. Il tutto nonostante l’astensione (che al Senato equivale a voto contrario) dei cinque dissidenti Cinque Stelle Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura. Per loro è già stata avviata un’istruttoria interna al Movimento che, a breve, dovrebbe decidere per le sorti di questi ribelli.

(foto di copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI)