Aemilia, dopo 8 ore i Carabinieri liberano gli ostaggi di Francesco Amato

di Redazione | 05/11/2018

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Francesco Amato, un imputato condannato pochi giorni fa a 19 anni di carcere nell’ambito maxi-processo di ‘Ndrangheta Aemilia, si è chiuso per otto ore dentro l’ufficio postale di Pieve Modolena, frazione di Reggio Emilia. Al momento del suo ingresso all’interno dell’edificio, c’erano 4 dipendenti e sette utenti dell’ufficio postale. Tra le richieste dell’uomo anche quella di poter parlare con il ministro dell’Interno Matteo Salvini che, però, è impegnato in una visita in Ghana. I carabinieri hanno portato via l’uomo e liberato gli ostaggi alle 16.50 circa. Poco prima del blitz Amato aveva liberato due dei quattro ostaggi. La folla presente ha applaudito le forze dell’ordine.

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Aemilia, il condannato Francesco Amato ha preso alcuni ostaggi

Con sé aveva un coltello e aveva preso in ostaggio i dipendenti che si trovavano all’interno dell’edificio. Secondo quanto si apprende dalle forze dell’ordine, che hanno immediatamente circondato l’edificio e chiuso al traffico le strade limitrofe per ragioni di sicurezza. Per lunghi tratti della giornata, Amato non ha collaborato.

Aemilia, Francesco Amato: «Vi ammazzo tutti»

Sul posto si sono recati polizia e carabinieri. La via Emilia, dove insiste l’ufficio postale, è stata chiusa. Secondo alcune testimonianze riportate dal sito di news reggionline.com (che avrebbe raggiunto la figlia della direttrice dell’ufficio postale) l’uomo si sarebbe recato per prima cosa proprio dalla direttrice responsabile dell’ufficio postale, presentandosi così: «Sono quello condannato a 19 anni, vi ammazzo tutti. Mia madre è in questo ufficio da 6 anni».

L’uomo avrebbe fatto uscire dall’ufficio postale, invece, i clienti che si trovavano nell’edificio. Sono in corso le trattative tra le forze dell’ordine e Amato, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Adnkronos.

Francesco Amato era una delle persone condannate nell’ambito del maxioprocesso Aemilia, salito agli onori delle cronache per aver registrato finalmente in maniera sistematica le infiltrazioni della ‘ndrangheta calabrese nel nord Italia. Nell’ambito dello stesso processo è stato condannato – tra le polemiche del figlio – il padre del calciatore campione del mondo nel 2006 Vincenzo Iaquinta.

Francesco Amato era irreperibile dal giorno della pronuncia delle condanne

Francesco Amato, classe 1963, condannato in abbreviato per l’associazione a delinquere di stampo mafioso a 19 anni e 1 mese, era stato condannato all’indomani della pronuncia delle condanne dal proprio avvocato difensore, Franco Beretti. Quest’ultimo aveva rivelato: «Sono stato avvisato per l’esecuzione dell’arresto di Alfredo. Poco dopo mi ha telefonato Francesco e gli ho comunicato l’eventualità della carcerazione. Mi è parso molto tranquillo. “Avvocato, allora io preparo la valigia”, ha dichiarato». Tuttavia, da quel momento in poi, Amato aveva fatto perdere le proprie tracce, fino al gesto di questa mattina nella frazione di Reggio Emilia.

Le parole dei testimoni presenti davanti alle poste

«Mia madre è molto coraggiosa – ha affermato la figlia della direttrice dell’ufficio postale che Amato ha portato con sé all’interno dell’edificio -, ho visto che le tremava la voce, ma credo sappia cosa dire e cosa fare, non si merita nulla di quello che potrebbe fare questa persona». I parenti dell’uomo condannato per ‘ndrangheta nell’ambito del processo Aemilia , invece, fanno sapere che non si tratta di una persona cattiva, che la sua condanna è un’ingiustizia e che sono sicuri che non vorrà far male a nessuno.

[FOTO di repertorio sul processo Aemilia – ANSA/GIORGIO BENVENUTI]

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