Amal, la bambina dello Yemen che ha scosso l’America, è morta

di Gaia Mellone | 02/11/2018

Amal Hussain aveva 7 anni. Solo pochi giorni fa la sua foto aveva scosso le coscienze degli Americani, che sulle pagine del New York Times hanno visto il corpo denutrito della piccola, con degli occhi grandi, disperati, affamati. L’aspetto emaciato di Amal ha scatenato un tam tam di solidarietà tra i lettori del giornale: chi scriveva per sapere come stava, chi per offrire soldi alla sua famiglia. Una gara solidale che però si è rivelata inutile: Amal è morta ieri.

Amal, morta per colpa di una guerra economica sotto l’ombra saudita

Amal è solo una delle tantissime vittime di una guerra che si sta perpetrando ai confini del Medio Oriente, una guerra che, oltre ad armi e bombe, è fatta da povertà e cibo. La madre di Amal ha parlato con il giornalista Declan Walsh al telefono, dicendo di avere «il cuore spezzato» e raccontando che «Amal continuava a sorridere, sempre» e dice di essere molto «preoccupata per gli altri miei figli». Il giornalista aveva incontrato Amal e la sua famiglia in un centro sanitario ad Aslam, a 90 miglia a nord-ovest della capitale, Sana. «Era sdraiata su un letto con sua madre. Gli infermieri le davano latte ogni due ore, ma lei vomitava regolarmente e soffriva di diarrea» si legge nell’articolo. Il giornalista racconta di aver parlato con il dottor Mekkia Mahdi,mentre le accarezzava i capelli seduto sul bordo del suo letto. «Tirò la pelle flaccida delle braccia di Amal, simili a degli stecchini – continua l’articolo –  “Guarda” mi disse “Niente carne. Solo ossa».

 

Amal e la sua famiglia erano scappati circa tre anni fa dalla loro casa a Saada, una provincia al confine con l’Arabia Saudita attaccata da almeno 18000 raid aerei sauditi fin dal 2015. Non solo, Saada è anche la patria dei ribelli Houthi, al controllo dello Yemen settentrionale, che individuano Mohaammed bin Salman come un nemico a tutti gli effetti. Per sfuggire ai continui raid aerei sauditi, Amal e la sua famiglia sono scappati, rifugiandosi nel campo. La settimana scorsa Amal era stata dimessa dall’ospedale: era ancora gravemente denutrita, ma c’era bisogno di fare spazio ai nuovi pazienti. Il dottor Mahdi disse al giornalista americano che la piccola era vittima «della fame e del dislocamento», dicendo di avere moltissimi altri casi come lei. La famiglia ha fatto del suo meglio per curare Amal, sebbene la loro casa fosse una capanna fatta di paglia e teli di plastica e ricevessero prevalentemente zucchero e riso. Il dottor Mahdi li aveva esortati, vedendo i peggioramenti della piccola, ad andare nell’ ospedale di Medici senza frontiere a Abs, a circa 15 miglia di distanza. Un’opzione semplice ma impossibile: la famiglia era completamente al verde. «Non avevo soldi per portarla in ospedale!, ha detto la signora Ali «quindi l’ho portata a casa».

Amal vittima della povertà che sta piegando le famiglie in Yemen

Il reportage «La tragedia della guerra saudita» firmato da Declan Walsh con le fotografie di Tyler Hicks raccontava la storia di Amal e di altri bambini, vittime della guerra economica che si sta perpetrando in Yemen. Una tragedia di cui l’Occidente non si occupava granché, nonostante i diversi appelli delle associazioni umanitarie internazionali. O almeno così è stato fino a poco tempo fa: l’omicidio del reporter saudita Jamal Khashoggi ha riportato i riflettori sulle operazioni della famiglia reale dell’Arabia Saudita: «attacchi aerei che hanno ucciso migliaia di civili durante matrimoni e  funerali . Attacchi che non hanno risparmiato neanche gli autobus scolastici , aiutati dalle bombe e dall’intelligence fornite dagli americani» scrive il NyT.

Il ruolo saudita in Yemen ha un certo peso, ma la vera emergenza secondo gli esperti di aiuti e funzionari delle Nazioni Unite è la guerra economica. Nel paese i bambini denutriti superano gli 1.8 milioni, ma non è certo per mancanza di cibo. I negozi sono pieni e il cibo abbonda: il problema è il prezzo. I beni di prima necessità aumentato a scaglioni del 50% a un’elevatissima velocità, impedendo a molte famiglie di poter dare ai propri figli il minimo di alimentazione necessario per sopravvivere. «Sotto la guida del principe ereditario Mohammed bin Salman, la coalizione a guida saudita e i suoi alleati yemeniti hanno imposto una serie di misure economiche punitive volte a indebolire i ribelli Houthi che controllano lo Yemen settentrionale – scrive Declan Walsh nel suo reportage –  Ma queste azioni, inclusi periodici blocchi, rigide restrizioni all’importazione e trattenimento dei salari di circa un milione di dipendenti pubblici, sono sbarcate sulle spalle dei civili, gettando l’economia in scorie e spingendo milioni di persone più in profondità nella povertà».

(Credits immagine di copertina : immagine postata su twitter da Declan Walsh )

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