Parla la madre di Desirée: «Stanno violentando mia figlia anche da morta»

di Enzo Boldi | 31/10/2018

Desirée
  • Per la prima volta dalla morte della figlia, parla la madre di Desirée Mariottini

  • Le insinuazioni sulla giovane e sulla sua famiglia

  • La mostrificazione per rendere meno colpevoli i suoi assassini

A 24 ore dal funerale di Desirée Mariottini, parla per la prima volta la madre della 16enne uccisa a San Lorenzo. In un’intervista rilasciata al settimanale Grazia, la donna ha raccontato con rabbia il suo malessere e lo stato d’animo con cui sta convivendo dopo la morte della figlia, spiegando come le ricostruzioni fatte dalla stampa e sui social siano state gratuitamente denigratorie e lesivi della sua dignità e della ragazza.

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«Hanno scritto che la mia Desirée non era altro che una drogata, come se questo fosse un buon motivo per morire a quel modo e a 16 anni – ha spiegato Barbara Mariottini al settimanale Grazia -. Hanno lasciato intendere, suggerito, insinuato che io fossi, in realtà, una tossicodipendente, che non seguissi mia figlia e che l’avessi abbandonata. Non lo sono. Non è vero e lo trovo ignobile». Un grido di rabbia che arriva dopo due settimane di polemiche – ingiustificate – attorno alla morte della giovane Desirée. «Quei balordi hanno violato mia figlia, ma la stampa, i social e le tv stanno violando adesso anche me e la mia famiglia», accusa la madre.

La famiglia sapeva i problemi di Desirée e la stava aiutando

Poi ha ricostruito la sua vita con la figlia, prima di quella tragica notte a San Lorenzo: «Avevo 19 anni quando Desirée è nata. Oggi ne ho 35 e ho avuto la fortuna di avere un’altra figlia che Desirée proteggeva, così come io ho cercato di proteggere lei senza, purtroppo, riuscirci. Non abbiamo trascurato l’inquietudine di Desirée. Sapevamo di avere un problema. Siamo stati noi stessi a rivolgerci ai servizi sociali. Abbiamo chiesto aiuto a chi doveva darci una mano, ma evidentemente non è servito».

La giovane «mostrificata» a mo’ di giustificazione per la sua morte

Oggetto della cronaca è stato anche il rapporto tra Desirée, la sua famiglia e il padre: «Quei precedenti penali sono stati il pretesto per mostrificarci. Si prova sempre a fare i genitori. Si dice che sia un esercizio. Anche noi, come tutti, abbiamo tentato. Io e il padre di Desirée ci siamo allontanati come può accadere a qualsiasi coppia e io ho avuto assegnata la patria potestà. Ma loro due avevano un rapporto bellissimo. Era la mia artista e, invece, hanno scritto che fosse una matta». Per la madre di Desirée il tutto è stato utilizzato per «giustificare» la sua morte: «Tutto per ridurre tutto si dice: ‘Se l’è cercata’. Come se la colpa fosse sua. Me la vogliono trattare come una drogata. Hanno abusato di mia figlia da viva, stanno continuando a farlo anche ora che è morta».

(foto di copertina: ANSA/ANGELO CARCONI)