Astorre, senatore del PD, dice: «Il nostro partito dovrebbe imparare da CasaPound»

di Gianmichele Laino | 31/10/2018

Bruno Astorre
  • Bruno Astorre, candidato alla segreteria del Pd in Lazio, è un senatore dem

  • Nella giornata di ieri ha presenziato a un incontro a Viterbo

  • Ha affermato: «Il nostro partito dovrebbe imparare da CasaPound»

La dirigenza del nuovo Pd sembra voler giocare con forza a farsi del male, ancor prima di ricoprire gli incarichi per cui è in corsa. Capita anche a Bruno Astorre, senatore del Partito Democratico e candidato alla segreteria dem in Lazio. Un ruolo di primo piano, evidentemente: la sua corsa è sostenuta anche dal candidato alla segreteria nazionale – e presidente della Regione – Nicola Zingaretti.

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Bruno Astorre e il Pd che deve imitare CasaPound

Ieri, nel corso di un incontro elettorale a Viterbo, il senatore del Pd si è fatto scappare questa frase, riportata dal quotidiano online TusciaWeb: «So’ fascisti, è vero, ma tante volte dovremmo imitare Casapound per il loro modo di stare in mezzo alla gente». Insomma, il Partito Democratico dovrebbe ispirarsi al modo di fare di un’organizzazione che – per statuto – si definisce ‘fascista del terzo millennio’.

Claudio Mancini, sfidante sostenuto dall’area Renziana, non ha esitato ad attaccare l’uscita infelice del suo collega di partito: «A forza di essere subalterni agli argomenti della destra si finisce per parlare bene di Casapound». La replica ha infiammato la base dei militanti (e non solo): il dibattito sulla prossimità di un Pd a CasaPound per «imparare a stare in mezzo alla gente» ha occupato le bacheche dei social network di tantissimi elettori, per arrivare poi anche ai vertici romani del partito.

Il chiarimento di Bruno Astorre

In un secondo momento, Astorre ha spiegato la sua posizione: «Va detto che il mio ragionamento è stato evidentemente più ampio e articolato e che la mia iperbole su Casapound era da incorniciare con virgolette enormi. Considero Casapound un’organizzazione nazi-fascista, che andrebbe chiusa e messa al bando perché è una fabbrica di odii, dall’antisemitismo alla xenofobia in un brodo di sottocultura che si muove sulle paure sociali».

Insomma, forse si è trattato davvero soltanto di un malinteso. Ma prima di pronunciare frasi del genere, bisognerebbe pensarci su due volte. Agli occhi degli elettori, infatti, il Partito Democratico si sta impelagando sempre di più in una rincorsa inutile ai temi della destra. Voler imitare, anche nelle modalità, la strategia comunicativa di un gruppo di estrema, che fa anche dello squadrismo una sua pratica di approccio agli elettori, sembra davvero essere troppo.

FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI /DC