C’è chi regala il terreno a chi ha tre figli e chi fa una legge per il lavoro delle donne

di Gianmichele Laino | 30/10/2018

Laura Boldrini
  • Laura Boldrini ha presentato la sua prima proposta di legge sul lavoro femminile

  • Oggi, si è appreso che nella manovra è previsto l'affidamento ventennale di un terreno a chi ha un terzo figlio

  • La differenza tra politiche degli anni Trenta e un modello di welfare moderno

La sintesi della giornata politica di oggi, 30 ottobre, probabilmente sta tutta qui. Da un lato, a nove colonne, è stata presentata dai giornali una misura che il governo inserirà nella manovra economica e che prevede l’assegnazione di una concessione ventennale di un terreno alle famiglie che daranno alla luce il terzo figlio nel 2019, 2020 e 2021; dall’altro, con discrezione, è stata presentata da Laura Boldrini una proposta di legge che punta a sostenere l’occupazione e l’imprenditorialità femminile.

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Laura Boldrini e la legge sull’occupazione femminile

Eccola qui, la differenza. Mentre dai banchi dell’esecutivo si propongono misure da anni Trenta, dalla sala stampa della Camera dei Deputati arriva la prova di trasmissione di un welfare moderno, europeo, che punta a ridurre il gap tra uomini e donne sul posto di lavoro. Puntando sull’aumento dei diritti e non sulle concessioni una tantum.

«Sono i numeri di una vera e propria emergenza – ha detto Laura Boldrini presentando la sua proposta di legge -: in Italia soltanto il 49% delle donne lavora, al sud il 34%, in Sicilia il 29%. Di fronte, invece, abbiamo una media UE del 62%. Dobbiamo finalmente capire che non siamo angeli del focolare». La prospettiva diametralmente opposta rispetto a quanto previsto dal governo con la misura inserita nella manovra.

La proposta «itinerante» della Boldrini

Anche l’iter che ha portato alla formulazione di questa proposta è di per sé rivoluzionario: Laura Boldrini ha costruito questa legge andando in giro per l’Italia, ascoltando imprenditrici, associazioni femminili, sindacaliste, precarie. Poi, l’ha scritta, cercando di assecondare i pareri delle esperte. Ne è venuto fuori un lavoro completo, che cercherà di acquistare consensi in aula. Trasversali.

«Non ho preclusioni verso nessuno – ha ricordato Laura Boldrini -. I colleghi e le colleghe devono capire che laddove la donna è centrale, il Paese è evoluto. Non escludo che possano esserci consensi anche nella Lega: io non sono ostile, ho sempre amato il dialogo e continuerò a metterlo in pratica. Ciò che detesto, invece, sono l’odio e le offese».

Cosa prevede la proposta di legge sul lavoro femminile di Laura Boldrini

Ed è ragionevole pensare che ci possa essere consenso – al di là dei rancori personali – per una proposta che punta a rendere strutturali, basandoli sul reddito ISEE, i sussidi alla natalità (insomma, il terreno in concessione per 20 anni qui non c’entra niente), che punta a innalzare a 15 giorni il congedo di paternità, ad ampliare l’offerta per gli asili nido, a estendere la tutela della maternità anche alle imprenditrici e alle professioniste. Inoltre, nella proposta, Laura Boldrini ha inserito degli sgravi ai datori di lavoro che assumono donne al sud o donne vittime di violenza, ha previsto degli incentivi per le start-up femminili e per le imprese che annullano le disparità salariali, ha identificato punti d’ascolto all’interno delle aziende per prevenire molestie e discriminazioni sul lavoro.

Poi, c’è una dedica speciale. Quella a Valeria Solesin, la ragazza morta nell’attentato al Bataclan a Parigi. Proprio mentre stava portando a termine il suo dottorato di ricerca sulle politiche del lavoro femminile. Insomma, la sensazione che in questo Paese ci sia qualche segnale di risveglio c’è. Bisogna solo scegliere la parte giusta dalla quale stare.