Donald Trump vuole dispiegare l’esercito per bloccare la carovana proveniente dall’Honduras

di Gaia Mellone | 26/10/2018

  • La carovana di 7mila migranti è partita da San Pedro Pula l'11 ottobre

  • Il presidente Usa minaccia di dispiegare le truppe per bloccare la marcia

  • Utilizzare l'esercito sarebbe la mossa più spietata anti-immigrazione della presidenza

Secondo alcune indiscrezioni, Donald Trump sta preparando in queste ore l’ordine per inviare da 800 a 1000 truppe per difendere il confine meridionale degli Stati Uniti dalla carovana di migranti che cammina da settimane dall’America Latina.

Il piano di Trump per mandare le truppe al confine

Secondo quanto riportato dal New York Times, è una questione di giorni. Jim Mattis, il segretario della Difesa, dovrebbe firmare i documenti che autorizzeranno l’invio delle truppe, che comprendono ingegneri e medici. L’intenzione infatti, secondo i funzionari, non è solo di portare l’esercito, ma di costruire recinzioni, tende e fornire assistenza medica. Non c’è nessun proclama ufficiale, perché sembra che il presidente Usa non abbia ancora preso una decisione definitiva.  Trump starebbe sicuramente prendendo in considerazione l’opzione di attuare misure restrittive pesanti al confine, ma ancora tentenna: «Potrebbe decidere di non agire ed è incline a cambiare idea» racconta al New York Times una fonte interna alla Casa Bianca anonima. Certo è che esiste un precedente: ad aprile il presidente aveva spedito i militare per bloccare un’altra carovana di migranti che si stava facendo strada attraverso il Messico, invitando i militari a fare «ciò che le autorità di immigrazione non potevano». Inoltre, Donald Trump ha pubblicamente definito l’arrivo della carovana proveniente dall’Honduras come un «assalto», sottolineando che tra i migranti si nascondano anche dei terroristi mediorientali.

La grande marcia degli Onduregni

Si tratta di una delle marce più grandi della storia dei flussi migratori nel continente americano. Non è la prima, ma a differenza delle precedenti continua ad ingrossarsi a ogni tappa. Capita spesso infatti che i migranti decidano di mettersi in marcia organizzandosi in gruppi: è un modo per proteggersi l’un l’altro da furti, rapine, violenze e repressioni. Solitamente però, man mano che le persone si avvicinano alla destinazione – di solito la California- il gruppo si assottiglia, con persone che vengono fermate o che decidono di stabilirsi in uno dei paesi attraversati, sopratutto in Messico. Anche stavolta il paese ha offerto la possibilità agli honduregni di ricevere asilo politico, anche sotto la spinta di Trump che ha promesso pesanti sanzioni ai paesi che non avessero fatto del loro meglio per bloccare la marcia. Ma i migranti non ne hanno voluto sapere: adesso si stima siano circa 7.000 le persone in viaggio, divisi in più gruppi che camminano a distanza di poche ore o pochi giorni l’uno dall’altro. Sono partiti l’11 ottobre a piedi dalla fermata dei bus di San Pedro Pula, e sono riusciti ad arrivare a circa 1800 chilometri dal confine Messico-Usa.

La posizione anti immigrazione di Donald Trump

Troppo vicini secondo Trump, che vuole organizzare un blocco massiccio e chiudere definitivamente il confine con il paese dell’America Centrale. Le politiche anti immigrazione di Trump sono tra i pilastri principali della sua campagna presidenziale: il muro al confine con il Messico, l’America agli americani, il respingimento dell’immigrazione illegale e via dicendo. Ma questa sarebbe la mossa più violenta, e verrebbe fatta alla viglia delle elezioni di metà mandato. «A tutti coloro che sono nella carovana, giratevi e tornate indietro, non permettiamo di entrare illegalmente negli Stati Uniti» ha twittato il presidente giovedì aggiungendo «Tornatevene nel vostro paese e se proprio volete, fate richiesta di cittadinanza come migliaia di altre persone».

Il fatto che Trump definisca questa marcia una «emergenza nazionale» non è solo a fine retorico:  il riferimento a questo termine «consente al Presidente una più ampia libertà di inviare truppe attive sotto le autorità legali esistenti» ha spiegato un funzionario al New York Times. Di diversa opinione sono i portavoce di associazioni umanitarie, come Mike Breen, amministratore delegato di Human Rights First, secondo cui non si tratta di una crisi, e il presidente «sta ancora diffondendo odio e paura, sperando di ottenere punti politici terrorizzando i rifugiati americani» aggiungendo poi che Trump «non dovrebbe usare l’esercito per promuovere un’agenda partigiana». Intanto, gli honduregni continuano a camminare.

(Credit Image: © Miguel Juarez Lugo/ZUMA Wire)