Criminalità 3.0, a Taranto hanno utilizzato un drone per portare la droga nel carcere

di Enzo Boldi | 25/10/2018

drone Taranto
  • Un drone si è schiantato sul suolo del carcere di Taranto

  • All'interno alcuni wurstel che contenevano della droga per alcuni detenuti

  • Il piano studiato nei dettagli, ma fallito per colpa di alcuni cavi

Altro che «Fuga da Alcatraz» o «Le Ali della libertà». A Taranto la criminalità è molto più organizzata e usa tecnologie del Terzo Millennio per entrare in contatto con i detenuti. O, almeno, ci prova. E così nella tarda serata di ieri la polizia penitenziaria del carcere pugliese si è vista piovere dal cielo un drone che trasportava droga e due smartphone destinati ad alcuni «ospiti» del centro detentivo. Ma qualcosa è andato storto.

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Chi pilotava a distanza quel piccolo e silenzioso drone, infatti, ha perso il controllo delle operazioni facendolo schiantare a terra negli spazi interni al carcere di Taranto. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno subito fatto scattare l’allarme per poi verificare il contenuto del pacchetto trasportato da quell’apparecchio: due micro-smartphone con tanto di cavetto usb di ricarica e alcuni wurstel. Per saziare l’appetito di qualche detenuto? Ovviamente no. Nascosti dentro le salsiccette di carne, infatti, c’era un piccolo quantitativo di droga.

Il drone con la droga da consegnare ai detenuti

La trovata sarebbe stata geniale e avrebbe aperto a una nuova letteratura da film americano, ma l’improvvida mano esterna che guidava il piccolo drone ha fatto crollare il castello di carte. Il piano era stato studiato nei dettagli, con tanto di fuochi d’artificio fatti esplodere poco distanti dalla struttura carceraria nel tentativo di distogliere l’attenzione degli agenti di polizia penitenziaria che controllano la prigione di Taranto. Ma una brusca manovra ha fatto cadere l’apparecchio e ha fatto svanire i «sogni di droga» di alcuni detenuti che attendevano con ansia un regalo natalizio anticipato, con la slitta di Babbo Natale non trainata dalle renne, ma da un drone.

Il piano era studiato alla perfezione

Il segretario generale Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), Federico Pilagatti, ha ricostruito le dinamiche di questa curiosa – ma grave – vicenda: «L’ingegnoso piano prevedeva anche il diversivo di fuochi artificiali fatti esplodere all’esterno del carcere, mentre il piccolo drone veniva guidato nel posto giusto, attraverso la fiammella di un accendino che il detenuto aveva acceso dalla finestra della propria cella. L’apparecchio, prima di arrivare a destinazione, è incappato in alcuni fili ed è caduto permettendo all’unico agente di servizio al piano (tre sezioni e circa 200 detenuti) di accorrere e dare l’allarme».

(Foto di copertina: Igor Golovniov/SOPA Images via ZUMA Wire)