«Due uomini non fanno una madre». La nuova campagna choc del movimento ProVita

di Gaia Mellone | 16/10/2018

«Due uomini non fanno una madre. #StopUteroinAffitto’“»: è lo slogan scelto per l’ennesima campagna Choc di provita. Due uomini, identificati come Genitore 1 e Genitore 2, spingono un capello con dentro un neonato in lacrime, con un codice a barre sul petto. I manifesti contro l’utero in affitto sono stati affissi dall’associazione a Roma, Milano e Torino.

Manifesti Choc ProVita, contro la «mercificazione delle donne»

La polemica del movimento ProVita nasce dalla scelta dei tre comuni di permettere a persone dello stesso sesso di riconoscere i figli nati con utero in affitto. Secondo quanto scritto nel comunicato dell’associazione, i comuni cosi facendo violano « la legge e il supremo interesse del bambino» disponendo «la trascrizione o l’iscrizione di atti di nascita di bambini come figli di «due madri» o «di due padri». La campagna di “sensibilizzazione” coinvolge manifesti e camion vela che «gridano in modo forte e chiaro che l’utero in affitto è un ignobile mercimonio: i ricchi, con i loro soldi, si permettono di schiavizzare donne e di comprare bambini, oggetto dei loro desideri». «La nostra iniziativa – ha dichiarato Toni Brandi, presidente di Pro Vita – intende sottolineare ciò che non si dice e non si fa vedere dell’utero in affitto, perché noi siamo dalla parte dei più deboli, i bambini, ma anche per la salute delle donne, trattate come schiave e ignare dei rischi per la salute a cui si espongono». «L’utero in affitto è vietato in Italia e i bambini non si comprano – ha continuato l’altro promotore del Family Day, Jacopo Coghe di Generazione Famiglia – perché sono soggetti di diritto e non oggetti. Con l’utero in affitto la dignità delle donne viene calpestata per accontentare l’egoismo dei ricchi committenti. Dall’immagine si vede bene cosa manca a questo bambino: la mamma».

Manifesti Choc ProVita, Chiara Appendino risponde: «Continuerò le trascrizoni»

La sindaca del capoluogo piemontese ha immediatamente risposto dal profilo Twitter ufficiale: «Due persone che si amano fanno una famiglia» scrive Chiara Appendino e aggiunge che «continuerò le trascrizioni non smetterò di dare la possibilità a questo amore di realizzarsi». Anche a Roma, sono partite richieste ufficiali per rimuovere i manifesti. Se ne è fatto portavoce il capogruppo Pd in Campidoglio Giulio Pelonzi che in una nota scrive che «i provocatori e offensivi manifesti dell’associazione Pro-vita violano il codice etico di Roma capitale e lanciano un messaggio chiaramente di stampo omofobo». Pelonzi continua scrivendo che «ancora una volta a Roma sono stati affissi manifesti che ledono i diritti delle persone e prendono di mira le famiglie arcobaleno». Il riferimento è ad un’altra campagna sempre promossa da ProVita contro l’aborto, che aveva sollevato grandi polemica e avere portato la sindaca Virginia Raggi alla rimozione dei manifesti. Proprio a lei si rivolge in confusione della nota Pelonzi:« La sindaca Raggi ne disponga la rimozione e prenda le distanze da chi promuove messaggi equivoci e oscurantisti».

Manifesti Choc ProVita, Virginia Raggi «messaggio non autorizzato» «Continuerò le trascrizoni»

Anche la sindaca di Roma Virginia Raggi ha disposto la rimozione dei manifesti dell’associazione onlus Provita. Il messaggio veicolato dal cartellone «mai autorizzato da Roma Capitale e dal Dipartimento di competenza» viola le prescrizioni del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni, in particolare l’art 12 bis comma 2, che vieta espressamente «esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali». La sindaca ha preso le distanze dalla campagna sottolineando che «la strumentalizzazione di un bambino e di una coppia omosessuale nell’immagine del manifesto offendono tutti i cittadini».

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(Credits: immagine condivisa su twitter da @ProVita_Tweet)

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