Il caso Marotta e le ingerenze bianconere sugli articoli della Gazzetta dello Sport

di Enzo Boldi | 16/10/2018

Beppe Marotta

C’è grande fermento per la puntata di Report (in programma lunedì prossimo) sui rapporti tra la dirigenza della Juventus ed esponenti di un clan calabrese legato alla ‘ndrangheta, ma quest’oggi si aggiunge un altro tassello a questa vicenda. Una storia collaterale solo per alcuni aspetti, ma che fa riflettere sul modo di gestire la faccenda da parte del club bianconero. Il Napolista, con un’inchiesta esclusiva firmata Guido Ruotolo, ha ricostruito le «richieste» fatte dall’ex direttore generale della Juve, Beppe Marotta, ad alcuni giornalisti sulla stesura di alcuni pezzi relativi al «suicidio» di Raffaele Bucci e alcune intercettazioni telefoniche.

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Si torna all’agosto del 2006. Qualche mese prima, il responsabile dei rapporti con i tifosi si è suicidato gettandosi da un ponte sull’autostrada Torino-Savona. Si tratta di Raffaele Bucci, ex membro del gruppo di tifo organizzato bianconero dei Drughi e, fino a quel giorno di fine aprile, Slo della Juventus. Un suicidio senza apparenti motivi logici. Per questo motivo, la Squadra mobile della questura di Torino chiede alla Procura della Repubblica di poter continuare a intercettare i vertici della Juventus.

Dalle intercettazioni telefoniche sono emerse alcune ingerenza fatte dall’ormai ex direttore generale bianconero, Beppe Marotta, nei confronti di alcuni giornalisti che dovevano affrontare il tema dell’inchiesta sui rapporti tra dirigenza juventina e tifosi sulle pagine dei loro giornali. Ecco la ricostruzione di Guido Ruotolo su Il Napolista attraverso le carte dell’inchiesta della procura della Repubblica di Torino.

Il Napolista: Marotta e le «richieste» alla Gazzetta per «ammorbidire» gli articoli

Nella informativa della Squadra Mobile di Torino con la quale si chiedono le proroghe di intercettazioni telefoniche per i dirigenti della Juventus, si cita una telefonata tra Marotta, il direttore generale, e tal Claudio.

«Claudio dice che la Gazzetta scriverà ancora domani, Claudio (dovrebbe essere Claudio Albanese, che per la Juve cura i rapporti con la stampa, ndr) dice che gli ha detto che hanno fatto un gravissimo errore quando hanno messo la foto, che Marotta si è arrabbiato per questo, Claudio dice hanno avuto il verbale del dialogo che ha fatto con il magistrato che è evidente che non aveva (Marotta, ndr) cognizione di nulla e scriveranno quello che ha scritto Repubblica oggi, sui biglietti famosi a Germani, che lui (Claudio, ndr) gli ha detto che i biglietti erano 2 da non confondersi per biglietti dati per bagarinaggio, mentre sul provino scriveranno quello che lui (Marotta, ndr) ha risposto, cioè che non esclude che ha avuto una segnalazione ma esclude che sia stato tesserato, sanno che hanno sentito altre sue persone della Juve, solo che lui (Marotta, ndr) porta la croce solo perché è famoso. Marotta chiede quanto sarà grosso l’articolo. 

Claudio risponde 50/60 righe, che lo hanno appena chiamato, stanno cercando di comportarsi abbastanza bene, anche se per lui (Marotta, ndr) non è sufficiente.

Il contatto telefonico tra Beppe Marotta e i giornalisti della Gazzetta

Beppe Marotta parla con Matteo che dovrebbe essere l’inviato della Gazzetta Matteo Dalla Vite. Marotta dice che Albanese gli ha riferito di questa storia, riferendosi all’articolo della Gazzetta che hanno fatto uscire, dice che è arrabbiato perché ha dato solo due biglietti e hanno cantato tutto su quello che hanno scritto.

Dopodiché Beppe Marotta spiega di non entrarci nulla nella vicenda dei biglietti. Il giornalista gli spiega che ne parlerà con i suoi direttori (Luca Furino) e lì arriva la frecciata dell’ex dg: «Marotta lo interrompe – si legge su Il Napolista – dicendo che la gente non riesce a capire, che ha sempre collaborato con la Gazzetta e che adesso si comporterà di conseguenza, e che non è un problema».

Il giorno dopo uscirà il pezzo sulla Gazzetta: dieci righe titolare «Caso biglietti: ascoltato Marotta»

(foto di copertina: ANSA/FLAVIO LO SCALZO)