Sara Tommasi
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«Sara Tommasi non era lucida, ma non ci sono prove della violenza»

Le prove a carico dell’imputato, il racconto di Sara Tommasi e il suo stato psichiatrico sono stati alla base dell’assoluzione di Fabrizio Chinaglia, l’uomo accusato di violenza sessuale – e altri reati – da parte della showgirl. Il tribunale di Milano ha pubblicato le motivazioni della sentenza dello scorso 17 luglio nella quale sono stati dichiarati decaduti tutti i capi di imputazione a carico dell’agente dello spettacolo.

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Nel testo della sentenza si legge che, anche se Chinaglia potrebbe aver abusato «delle condizioni di scarsa lucidità mentale di Sara Tommasi, le cui condizioni psico-fisiche erano, nel 2013, palesemente alterate anche dall’uso di cocaina», il quadro probatorio nei suoi confronti è «fragile e indimostrato» a causa delle dichiarazioni della showgirl ritenute dal Tribunale di Milano «prive di precisione e costanza».

Sara Tommasi, la sentenza dell’assoluzione per Fabrizio Chinaglia

Molti i reati contestati, all’epoca dell’iscrizione nel registro degli indagati, a Fabrizio Chinaglia: dall’aver approfittato delle condizioni di inferiorità psichica di Sara Tommasi – causate da un disturbo della personalità e da psicosi dovute alla cocaina – passando per la cessione di sostanze stupefacenti, per il pagamento di un assegno da 20mila euro fino all’induzione ad avere rapporti sessuali anche con minacce e percosse. Nessuno di questi reati è stato, dunque, ritenuto contestabile a causa dello stato piscologico e del quadro psichiatrico della showgirl nel 2013.

Negli sms inequivocabili contenuti sessuali da parte di entrambi

Come scrive il giudice relatore Alessandro Santangelo, Fabrizio Chinaglia «era certamente al corrente delle precarie condizioni psichiatriche di Sara Tommasi. Agli atti, però, ci sono sms tra i due dall’inequivocabile contenuto sessuale che non possono che corroborare la versione dell’imputato, anche perché delle violenze fisiche lamentate dalla Tommasi anche per costringerla a consumare rapporti sessuali non c’è “alcun concreto riscontro, né a livello di certificati medici, né a livello testimoniale».

(foto di copertina: ANSA/GIUSEPPE GIGLIA)