Dario Corallo, da Facebook
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Dario Corallo, il giovane candidato al Congresso Dem, contro la classe dirigente del Pd

Volto giovane, tante idee e ideali che lo hanno spinto al grande passo: candidarsi al Congresso del Partito Democratico. Dario Corallo, classe 1987, vuole far ripartire il Pd trasformando la «topaia» in cui si è trasformato in un luogo in cui condividere idee, confrontarsi e mettere da parte quella classe dirigente che ha privato i dem di un confronto tra i militanti.

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«Ho deciso di candidarmi spinto dalla voglia di non mollare dopo anni di impegno – ha spiegato Dario Corallo a Giornalettismo -. Non si può lasciare andare il partito nelle mani di una classe dirigente che ha pensato e pensa solo a se stessa». Per il giovane volto nuovo del Pd – giovane solo anagraficamente, dato che la sua militanza è testimoniata dalla sua iscrizione fin dalla nascita del partito, con un anno passato tra le fila dei Ds – il problema dei dem è pre-ideologico.

Dario Corallo, il volto giovane del Pd

«La questione non è se il partito è ancora di sinistra – ci racconta Corallo -. Il problema è che da tempo non si può più discutere la linea. Se la si pensa diversamente tra i militanti, occorre un confronto. Anche a rischio di ‘scornarci’. Ora, invece, la base non è più ascoltata e la linea da tenere era decisa dal dirigente di turno che, invece di ‘dirigere’, come indicato dal suo ruolo, comanda. Mentre loro erano a soffiare sulle loro correnti, la base era mandata in giro a raccogliere le foglie».

Molti i temi che rappresentano al meglio lo stato d’animo che ha spinto Dario Corallo – che si ispira a Pasolini, Gramsci, Cartesio, Pascal e a chi lo ha aiutato nella sua formazione come uomo e come politico – a candidarsi come estremo tentativo di non buttare all’aria anni di impegno all’interno del partito. Uno degli spunti principali è stato lo Ius Soli. «Alcune battaglie – ci spiega Corallo -, come quella sul diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri, erano alla base dei nostri ragionamenti, ma si è preferito fare una sintesi della corrente che soffiava all’interno del partito in quel determinato momento per paura di finire sotto e venire sconfitti».

«Si doveva dialogare con il Movimento 5 Stelle»

Tra gli errori più grandi commessi dalla classe dirigente dem, per Corallo, c’è stato il mancato dialogo con chi ha vinto le ultime elezioni: «Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto più voti. Dietro di loro c’eravamo noi e non la Lega. Ai dirigenti del Pd, però, non conveniva mettersi al tavolo con loro e ora ci ritroviamo con la Lega al potere che si è letteralmente mangiata i grillini. E noi, ora, siamo qui a vedere questa svolta a destra dell’Italia».

Dario Corallo e la sua voglia di rivoluzione

La classe dirigente del Pd è la colpevole del crollo del consenso del partito e Dario Corallo ne ha per tutti: «Renzi e Gentiloni sono due dirigenti che hanno proposto una linea politica fallimentare». Un giudizio molto simile a ciò che pensa dei sui tre – al momento – rivali alla corsa nel congresso Dem. «Per Zingaretti dico le stesse cose dette per Renzi e Gentiloni, solo che le riferisco alla gestione della Regione Lazio – ha dichiarato a Giornalettismo -. Richetti ha accettato una linea politica fallimentare e ora si candida per ripulirsi. Boccia ha accettato il metodo Emiliano che si è rivelato, anch’esso fallimentare».

Infine, una spallata finale al vecchio segretario del Partito Democratico: «La rottamazione di Renzi era sbagliata. Io propongo una rivoluzione: un cambio della classe dirigente post-fallimento. Perché di questo si tratta».

(foto di copertina da profilo Fecabook di Dario Corallo)