L’assenza dello Stato nella Giornata del ricordo delle vittime dell’immigrazione

di Gianmichele Laino | 03/10/2018

strage Lampedusa

Il silenzio dei manifestanti, il silenzio di uno Stato che non manifesta. Oggi, 3 ottobre, si celebra la giornata del ricordo delle vittime dell’immigrazione. Partendo dalla strage di Lampedusa, quando 368 migranti persero la vita nelle acque italiane del Mediterraneo. Proteggere le persone, non i confini, recitava lo striscione che diverse persone hanno trascinato, in un clima quasi surreale, verso la Porta dell’Europa, simbolo di accoglienza e di speranza.

LEGGI ANCHE > Strage di Lampedusa: quanto costano le traversate dell’orrore

Strage Lampedusa del 3 ottobre 2013, l’assenza dello Stato

Ma quello che stride di più, oggi, tra la polvere delle rocce che danno sul mare e che si affacciano verso quello che può essere a buon diritto considerato uno dei più grandi cimiteri d’Europa, è l’assenza di qualsiasi rappresentante delle istituzioni. Sintomo del clima che da qualche tempo a questa parte si respira in Italia.

La manifestazione è stata organizzata dal Comitato Tre Ottobre, con a capo Thareke Brhane, con il sostegno del Comune di Lampedusa e Linosa, della Rai-Radiotelevisione Italiana e con il contributo dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra e dell’Agenzia dell’Onu per i rifugiati. Quest’anno, invece, per la prima volta dal 2013, nessun rappresentante del governo si è recato a Lampedusa in questa data simbolo.

Strage Lampedusa, cosa si ricorda oggi

Il 3 ottobre del 2013, infatti, un barcone proveniente dalla Libia si rovesciò, facendo morire in mare 368 persone. Oltre a queste, ci sono altri 20 presunti dispersi, mentre a salvarsi furono soltanto in 155. Uno schiaffo ulteriore alla memoria di queste vittime è arrivata direttamente dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: non è stata data dagli uffici di Viale Trastevere l’autorizzazione a partecipare a diverse scuole.

Amara la constatazione di Salvatore Martello, sindaco di Lampedusa: «La risposta che ci viene data dall’Italia ma anche dall’Europa è il silenzio: si tratta del tentativo di cancellare anche la storia recente. E quando mi vengono poi a dire che non c’è stato il tempo per finanziare i progetti delle scuole…beh, questo la dice lunga».

FOTO: ANSA