Quando chi è di destra guadagna con le coop sui migranti

di Redazione | 01/10/2018

cas

Le coop che guadagnano sui migranti? In realtà molte sono “nere”. Lo svela oggi una inchiesta de La Stampa a firma di Andrea Palladino e Zanotti. Alcune ispezioni nel 2017 hanno portato alla chiusura di 34 centri di accoglienza e 900 mila euro di penali. Un’analisi delle persone arrestate – fatta dal quotidiano torinese – rivela legami politici con la destra e la criminalità organizzata.

Nello specifico gli interventi delle autorità hanno coinvolto i cosiddetti Cas, ovvero quelle strutture gestite da privati attraverso bandi delle prefetture. A fine anno, in piena emergenza accoglienza, erano 9.132 (il 99,8% delle strutture di prima accoglienza) e gestivano 148.502 richiedenti asilo (il 93,5% del totale).
Si tratta di case, edifici risistemati come alloggi per piccoli gruppi di migranti. I regimi di controllo sono più morbidi e lo Stato elargisce ogni anni cospicui finanziamenti alle cooperative che si impegnano a mantenerli in vita.
Nel 2017 sono stati diffusi, per esempio, 1,68 miliardi di euro. Un giro d’affari ghiotto: per questo oltre a realtà serie c’è anche chi se ne è approfittato.

A FONDI LE MANINE TESE SUI CAS

La Stampa ricorda il caso di Fondi, nel Sud Pontino, dalla provincia di Latina fino a Caserta.
Quarantamila abitanti, sede del più importante mercato ortofrutticolo all’ingrosso del centro Italia, è da almeno 15 anni la roccaforte laziale della destra.
«Due onlus, Azalea e La Ginestra – riporta la Stampa – dal 2015 gestivano i centri di accoglienza per richiedenti asilo con un giro d’affari di quasi sei milioni di euro. Nel 2016 scoppia una rivolta, gli ospiti scendono in strada, si ribellano, qualcuno chiama la Polizia. I magistrati di Latina decidono però di capire meglio cosa accade».

Cosa accadeva? Alloggi sovraffollati, 1,66 euro spesi per fornire due pasti, vestiti recuperati anche nei cassonetti dei rifiuti. Sui 35 euro a migrante in pratica – spiega il quotidiano – alcuni si sono fatti la “cresta”. Adesso il pm Giuseppe Miliano ha chiuso l’inchiesta, chiedendo il rinvio a giudizio. La Stampa ricorda sui casi Luca Macaro: candidato nella lista Progetto Fondi, che appoggiava insieme alla Lega Lazio il candidato della destra Franco Cardinale.

FOGGIA E QUEI FINANZIAMENTI DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE

Il quotidiano cita anche Senis Hospes / MediHospes, nel centro di Borgo Mezzanone in provincia di Foggia. Nonostante una inchiesta sollevata dall’Espresso ha continuato la sua attività: nel 2017 ha gestito 15 centri, da Pordenone a Messina,
per un totale di 2.067 ospiti e un incasso oltre i 20 milioni di euro.
Per le elezioni del 2013 Senis Hospes risulta nell’elenco dei donatori del Popolo delle libertà di Silvio Berlusconi:  15 mila euro.

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TRAPANI E CONA: LE INCHIESTE

A Trapani invece  nel 2016 le indagini portarono all’arresto di un sacerdote per molestie sessuali e affari illeciti con i richiedenti asilo (condanna a 9 anni appena tornati in Appello dopo un passaggio in Cassazione).LLo scorso luglio è finito invece in manette l’ex deputato regionale dell’Udc, Onofrio Fratello, per aver – secondo gli inquirenti – gestito una rete di strutture con prestanome. «L’ex deputato era stato condannato per mafia il 13 dicembre 2006 ed era sottoposto a una vigilanza sui movimenti patrimoniali», spiega La Stampa. Anche al Nord figurano i casi dei centri di Cona
e Bagnoli dove per questa tipologia di inchieste risulta coinvolto Simone Borile, ex Dc ora Pdl.

Per questo dal 1° dicembre il ministero degli Interni ha assegnato un prefetto al coordinamento delle ispezioni e si è concordato con l’Anticorruzione. L’obiettivo è di fissare degli standard uguali regione per regione e monitorare il fenomeno per scongiurare che la storia, e le inchieste, possano ripetersi. Ulteriori controlli potrebbero partire proprio dal Lazio, dove le Cas sono molto diffuse. Servirà del tempo per capire le tante falle di un sistema nato quando l’emergenza migranti cavalcava l’onda di quotidiani e tg.

(in copertina foto Operazione della Guardia Costiera libica al largo di Zawiya, nord ovest Libia, 27 giugno 2017. ANSA/Zuhair Abusrewil)