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Toninelli poteva chiedere il dissequestro del Ponte Morandi, ma non l’ha chiesto

Danilo Toninelli aveva accusato la magistratura per i suoi tempi lunghi – dovuti alla burocrazia – per il dissequestro dell’area del Ponte Morandi di Genova, che non permettono di iniziare in fretta i lavori per la demolizione di quel che resta del Viadotto Polcevera e la sua ricostruzione, ma la smentita arriva direttamente dalla Procura. In caso di richiesta da parte del Ministero, infatti, il dissequestro sarebbe potuto avvenire in tempi più brevi.

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Durante il Question Time alla Camera dei deputati, Toninelli aveva spiegato che «i lavori per la ricostruzione del ponte, pur volendo, non potrebbero partire oggi se non pregiudicando gli esiti dell’indagine penale: serve il dissequestro dell’area». Come riporta il quotidiano Il Giornale, però, è proprio la procura a smentire le parole del Ministro delle Infrastrutture. «Sessanta giorni sono quelli concessi al perito – ha spiegato il procuratore di Genova Francesco Cozzi -, ma non è assolutamente detto che non si possa cominciare prima a smantellare il Morandi».

Dissequestro Ponte Morandi, la procura smentisce Toninelli

Bastava poco. Bastava far arrivare dal Ministero delle Infrastrutture una richiesta ufficiale e il dissequestro – e la successiva demolizione – sarebbe stato concesso in tempi molto più brevi. Quindi, la Procura non avrebbe messo alcun bastone tra le ruote sulle intenzioni del Governo, che – secondo Il Giornale – avrebbe gettato le ombre sui tempi della magistratura per coprire la lentezza dell’Esecutivo per scrivere e compilare il dl Genova.

Dissequestro Ponte Morandi, le promesse non mantenute del dl Genova

Il famoso dl Genova è arrivato finalmente al Quirinale, dopo la difficoltosa bollinatura della Ragioneria, ma non ha trovato molti pareri favorevoli. Tra i più critici c’è il governatore del della Regione Liguria Giovanni Toti, che in un’intervista al Corriere della Sera, ha spiegato i suoi dubbi sul provvedimento: «I tempi sono lunghissimi, i fondi stanziati sono pochi e ci sono troppi vincoli. Il governo aveva illuso il porto di Genova facendo intravedere un contributo straordinario del 3 per cento sull’Iva, per un importo che sarebbe stato pari a cento milioni di euro. In realtà il gettito si riduce a 30 milioni. Così diventa un semplice gettone»

(foto di copertina: ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)