Roma, M5S prova a bloccare gli eventi culturali. Raimo attacca: «Rasentano il bullismo»

di Gaia Mellone | 27/09/2018

Christian Raimo aggredito

La riqualificazione di un quartiere passa anche, e sopratutto, attraverso la cultura. Tranne quando si scontra con la burocrazia. È il caso del terzo municipio di Roma, uno dei pochi di sinistra nella capitale a maggioranza 5 stelle. L’assessore alla cultura Christian Raimo ha lanciato l’iniziativa “Grande come una città”, che prevede una serie di incontri e  conversazioni il cui filo rosso è il tema della cittadinanza. La sua predecessora Roberta Capoccioni rischia però di mettere i bastoni tra le ruote.

Grande come una città, non c’è la norma di sicurezza post Torino

L’ex presidente del mini-comune, la pentastellata Roberta Capoccioni, ha presentato un’interrogazione in tema sicurezza: la giunta Caudo infatti non avrebbe rispettato l’iter di permessi necessari per gestire le manifestazioni pubbliche.  Il riferimento è ad una norma entrata in vigore dopo l’episodio di piazza San Carlo a Torino. «In quel caso c’erano delle particolarità specifiche, legate ad un dolo e infatti c’è un processo in corso» ribatte Christian Raimo, l’assessore per la Cultura nominato da Giovanni Caudo, spiegando che «generalizzarla in maniera così miope alla nostra iniziativa è un puro e semplice atto politico». Secondo l’attuale assessore, “Grande come una città” non è lontanamente paragonabile, e non può essere soggetta alle stesse regole. «Parliamo di incontri culturali, con i bambini che giocano in strada, le nonne che portano le torte e persone che parlano e ascoltano pacificamente – continua Raimo –  Che faccio, metto i carabinieri a controllare i documenti di chi vuole venire a leggere il Maestro e Margherita? transenno la biblioteca?».

Grande come una città, la partecipazione c’è ed è pacifica

L’idea dietro all’iniziativa culturale è che le persone si riapproprino degli spazi pubblici, «che sono pochissimi in un quartiere così grande», riempiendoli di cultura e senso di comunità. Eventi che, si spera, possano crescere, ma che «per ora contano dai 400 ai 600 partecipanti». Numeri che dimostrano un interesse e un bisogno di cultura, non certo «che necessitano di transenne, polizia e controlli» sottolinea il giornalista. «Una signora è scesa portandosi la sedia da casa e mi ha detto ‘non avevo mai visto una cosa del genere così bella nel mio cortile’» continua Raimo «e le persone ci hanno aiutato a pulire prima e dopo l’incontro. Ora, non mi sembra sia paragonabile ad una piazza piena di tifosi, è un’altra cosa. Quella norma non c’entra niente con noi». La giunta ha fatto sapere che non c’è nessuna illegalità: «gli incontri si sono svolti secondo le regole, con le comunicazioni di rito alla polizia locale».

Grande come una città, «lei faceva cose dispotiche, e rompe a noi?»

«Mi sembra quasi una forma di bullismo» dice spazientito Raimo. Il nuovo assessore ricorda come «sotto al municipio la grillina volesse far mettere «dei poppatoio per le mamme, con fasciato e tutto il resto, neanche stessimo Ion una puntata di Handmaid’s Tale» e poi dà il via a un «dibattito surreale» che invece vuole promuovere messaggi pacifici e culturali. E allora, perché Roberta Capoccioni vuole incaponirsi? «Non lo so, io voglio fare politica e lei eristica condominiale evidentemente». «Parlano tanto di legalità e di partecipazione, poi fanno un governo con dei fascisti e rompono le scatole a noi» dice Raimo, definendo queste polemiche «sterili e inutili». Sicuramente c’è del nervosismo, ma l’intenzione è quella che il polverone si dissolva in un nulla di fatto e non metta a rischio la serie di incontri previsti per i prossimi mesi. «A me dispiace – conclude Christian Raimo – e ribadisco, se cambia idea e vuole venire a uno dei nostri incontri è la benvenuta, facciamo pace e lavoriamo insieme, la politica in piazza non si fa così».

(Crediti immagine: foto postata su Facebook da Christian Raimo)