Dai Ds in poi: tutti i partiti (chiusi e no) che non possono saldare i loro debiti

di Redazione | 18/09/2018

lega nord

La Lega Nord ha raggiunto l’accordo con la Procura sul sequestro dei fondi. Dovrà pagare 600mila euro l’anno per 81 anni, affinché la somma dei 49 milioni di euro,  calcolata sul presunto guadagno derivante dalla maxi truffa ai danni dello Stato, sia saldata.

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Questo accordo permetterà a via Bellerio di sopravvivere senza dover chiudere bottega. Ma siamo sicuri che la Lega Nord sarà sempre la stessa per altri 81 anni? Sono tante le storie di partiti che, affogati da debiti multimilionari, sono scomparsi per sempre. I loro pagamenti? Insoluti. Basta scorrere indietro le lancette dell’orologio per scoprire come dietro a nuove fondazioni e fusioni, da destra a sinistra, ci sia una lunga fila di bilanci in rosso.

Dopo la nascita del Pd, le casse di Margherita e democratici di sinistra sono rimaste separate. Il buco dei Ds, dopo il caso Lusi, lo ricordiamo tutti: 156,6 milioni di euro nel lontano 2012. Tema costante, come il panettone a Natale, sono i tentativi del Pd nel rivalersi sul patrimonio. Anche perché quando Il Pd nacque ben 68 fondazioni iniziarono a gestire i circa 2.399 immobili appartenenti al mondo dei democratici di sinistra. Il valore – mai in realtà quantificato – si aggira sul mezzo miliardo di euro.  Il metodo Sposetti (ex tesoriere dei Ds) funziona. L’affitto delle sedi Pd viene pagato a queste fondazioni.

E gli altri? Non sono messi benissimo. Lo scorso anno un’infografica di Repubblica a corredo di un articolo di Ettore Livini riportava i bilanci in rosso di diversi partiti.  Nel 2016 il Partito Democratico aveva un passivo di 9 milioni nonostante i tre milioni e 445mila euro di contributi di Stato e i 6,4 milioni di euro ricevuti dal 2 per mille più le erogazioni individuali. Crisi nera anche per Forza Italia che nel 2016 contava un rosso di 1,45 milioni di euro. Il Pd si è “ripreso” solo nel 2017 grazie a decreti ingiuntivi contro i morosi. O meglio: si è raggiunto un utile di circa 500 mila euro grazie al sacrificio dei 180 dipendenti che sono stati messi in cassa integrazione. E i grillini? Il Movimento 5 Stelle alla Camera aveva chiuso l’anno 2017 con un disavanzo di gestione di 803mila 921 euro.

Andrà sempre peggio. I rimborsi elettorali sono stati aboliti ed è abbastanza prevedibile come tutti siano ancora più in difficoltà. A febbraio Di Maio annunciò l’idea di abolire 2xmille ai partiti. Idea che finora è rimasta su un binario morto. Chissà perché.

(foto  © Matteo Nardone/Pacific Press via ZUMA Wire)