L’ex suora che difende il mostro di Firenze: «Pacciani non era un assassino»

di Enzo Boldi | 14/09/2018

Pietro Pacciani

Il 22 febbraio 1998 moriva Pietro Pacciani, uno dei nomi più famosi della criminalità italiana degli ultimi 50 anni. A lui vennero contestati diversi crimini e svariate violenze, individuandolo come uno dei mostri di Firenze autori di omicidi, aggressioni e stupri. A oltre vent’anni dalla sua morte, c’è ancora una donna che lo difende e che crede alla sua innocenza. Si tratta dell’84enne Annamaria, che fino al 2004 è stata Suor Elisabetta, una spalla di Pietro Pacciani.

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L’ex suora, intervistata dal quotidiano La Nazione, ha raccontato il suo rapporto con colui che è considerato uno dei principali criminali italiani, che nella sua vita si è ricoperto di accuse e condanne infamanti per i propri reati. «Non era lui il killer – ha raccontato la donna -. Altrimenti me lo avrebbe confessato». La signora Annamaria è ancora sicura dell’innocenza di Pacciani e spiega di essere a conoscenza del vero nome dell’assassino: «Me lo ha detto un detenuto che condivideva la cella del carcere con Pietro. Ma il nome non voglio farlo».

«Pacciani non è il mostro di Firenze»

Una rivelazione che l’ex suor Elisabetta ha spiegato a mezza bocca, spiegando che questa storia le è tornata in mente quando a essere indagato fu Giampiero Vigilanti: «Allora non gli ho nemmeno tanto creduto, mi è tornato in mente adesso che sta venendo fuori questo Vigilanti. Mi disse che questa persona frequentava un bar in piazza Mercatale a Prato, che aveva tanti proiettili calibro 22 e che sparava in delle esercitazioni alle quali partecipava anche la persona che mi fece queste rivelazioni».

L’ex suora che difende Pacciani da ogni accusa

L’84enne è ancora molto legata al ricordo di Pietro Pacciani, conosciuto nel 1985 durante il suo periodo di volontariato in carcere. Da quel momento tra i due si instaurò un rapporto di fiducia che porta la donna a non credere a nessuna delle accuse mosse a colui che è stato considerato uno dei mostri di Firenze e che ha sparso sangue per decenni. «Aveva già ucciso un rivale in amore nel 1951? Sì, ma fu la donna a incitarlo. È stato un incidente, non voleva accoltellarlo. Le violenze sessuali sulle figlie? Non credo le abbia mai abusate, anche se la figlia Rosanna mi disse che il padre era cattivo».

(foto di copertina: Archivio Ansa)