L’attivista Pussy Riot ricoverato: si sospetta l’avvelenamento

di Gaia Mellone | 13/09/2018

Pyotr Verzilov, attivista delle Pussy Riot, è stato ricoverato ricoverato «in gravi condizioni» nel reparto Tossicologia di un ospedale di Mosca. Secondo le accuse lanciate dal movimento punk femminista anti-Putin, l’uomo è stato avvelenato.

Pyotr Verzilov, l’uomo delle Pussy Riot

Verzilov era sposato con una delle principali attiviste del gruppo punk russo, Nadezhda Tolokonnikova con cui ha una figlia, ma non è chiaro se i due siano ancora sentimentalmente legati. Nato in Russia e cresciuto in Canada, ha preso parte al movimento femminista delle Pussy Riot quando vennero arrestate nel 2012, diventando uno dei principali portavoce del movimento al di fuori del carcere. Con loro aveva preso parte anche all’invasione di campo durante la finale Francia-Croazia dei mondiali di calcio di quest’anno, svoltisi a Mosca.

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Secondo quanto dichiarato dalla Pussy Riot Veronika Nikulshina al sito web di Meduza, che la descrive come nuova compagna dell’uomo 30enne, Verzilov ha progressivamente perso la vista, la parola e la mobilità, e da mercoledì è stato ricoverato nell’ala tossicologica di un ospedale a Mosca. Avrebbe cominciato a sentirsi male una volta rientrato nella sua casa a Mosca poco prima delle sei di pomeriggio, dopo aver assistito ad un’udienza di un processo contro un’attivista delle Pussy Riot. Due ore dopo le sue condizioni sono peggiorate, iniziando con la perdita della vista, seguite da convulsioni e incapacità di formulare frasi.«È caduto in uno stato semi-dormiente e mezzo-inconscio, poi ha smesso di rispondermi e non mi ha nemmeno più riconosciuto», ha detto Nikulshina a Meduza, accusando il governo Russo di averlo avvelenato. «I test tossicologici non mostravano nulla, ma Pyotr ha confermato di non aver assunto né droghe né farmaci» ha continuato Nikulshina, che ha anche raccontato come i medici l’abbiano tratta in maniera molto sgarbata e avessero affrontato le condizioni del compagno in maniera superficiale, senza neanche parlare con lei delle sue condizioni. I due erano stati arrestati separatamente domenica e rilasciati dopo poche ore. Mentre Nikulshina era stata fermata con l’accusa di essersi rifiutata di sottoporsi ad un «controllo terroristico» nella sua auto – accuse che il gruppo Pussy Riot ha smentito su Twitter, le motivazioni dell’arresto di Verzilóv non sono conosciute.

(Credits immagine di copertina: Pyotr Verzilov  Creative Commons Attribution Jenya Demina ; Pussy Riot ANSA)

 

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