Di Pietro critica il Daspo ai corrotti parlando dei ragionieri Fracchia e Filini

di Enzo Boldi | 06/09/2018

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In un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, Antonio Di Pietro ha espresso le proprie perplessità attorno al decreto legge sul cosiddetto «Daspo» per chi commette reati di corruzione, provvedimento fortemente voluto dal M5S, ma bloccato in queste ore dal premier Giuseppe Conte a causa del contrasto con i principi costituzionali. Per l’ex pm del pool di Mani pulite, l’interdizione perpetua dagli appalti pubblici per chi si macchia di questo reato non può essere la soluzione.

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Per spiegare il suo pensiero, Di Pietro utilizza una metafora cinematografica molto cara agli italiani: «Se la responsabilità penale è personale – spiega l’ex pm a Repubblicala ditta X può mandare a corrompere prima il ragionier Filini, poi il ragionier Fracchia, ma X si salva sempre. E così il Daspo non funziona». Con buona pace di Paolo Villaggio e Gigi Reder, il pensiero dell’ex leader dell’Italia dei Valori è – seppure colorito, come consuetudine – ben chiaro.

Di Pietro Daspo, la metafora della corruzione come un matrimonio

E se non bastasse il paragone con due personaggi del cinema italiano, Di Pietro ci propone un’altra visione dello stato dell’opera che il Ddl voluto da Luigi Di Maio metterebbe in atto. «La corruzione è come il matrimonio, bisogna essere d’accordo in due – spiega a Repubblica l’ex Ministro delle Infrastrutture -. Allora bisogna, in qualche modo incentivare le “corna”. Se io so che il coniuge, cioè la controparte della corruzione, in qualsiasi momento parla e si salva, se so che può mettermi le corna con la legge, rischio lo stesso il processo? Posso dormire sonni tranquilli?». In poche parole, per Di Pietro non sarebbero da condannare anche i pentiti.

Di Pietro Daspo, l’ex pm contrario alla pace fiscale

L’ultimo pensiero d Antonio Di Pietro è sulla pace fiscale più volte proposta da Matteo Salvini: «È un’amnistia bella e buona per chi ha evaso le tasse. Fa passare l’idea orrenda che in questo Paese chi non paga vince sempre».

(foto di copertina: ANSA/ ANTONINO DI MARCO)