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Libia, Tripoli finalmente la tregua. L’Italia promotrice del cessate il fuoco

Dopo nove giorni di scontri e più di sessanta morti e 160 feriti, finalmente Tripoli vive delle ore di tregua. Le milizie libiche hanno raggiunto un accordo per deporre le armi, almeno per il momento, dopo l’appello lanciato dal tavolo dell’Onu.

 

Tregua a Tripoli, l’appello dell’Onu e la dichiarazione congiunta

Dopo il vertice convocato d’urgenza, le Nazioni Unite hanno fatto sapere di aver raggiunto un accordo tramite l’account Twitter ufficiale: «Tutte le parti firmatarie si impegnano a trovare una soluzione politica, alla cessazione delle ostilità e alla creazione di un meccanismo che controlli il cessate il fuoco». Oltre all’accordo in sette punti, Italia Germania Francia Gran Bretagna e Stati Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta «a tutte le parti in causa» salutando «il risultato della mediazione raggiunto dalla missione di supporto dell’Onu mirata a una de-escalation delle violenze a Tripoli e nei dintorni, e ad assicurare la protezione dei civili». Nella joint statement viene anche ribadito il sostegno al rappresentante speciale del Segretario generale in Libia Ghassan Salamè «nel suo sforzo per realizzare una immediata e duratura cessazione delle ostilità nella capitale libica, passo decisivo per portare avanti il processo politico in accordo con il Piano di azione delle Nazioni Unite». Sostegno espresso anche nei confronti del presidente Fayez al-Sarraji e al governo libico di accordo nazionale «nel loro sforzo, in collaborazione con le Nazioni Unite, per promuovere la riconciliazione e sostenere un processo politico a guida libica».

Tregua a Tripoli, vertice interno di Conte Salvini Moavero e Trenta sotto l’ombra francese

Giuseppe Conte ha poi convocato un vertice per discutere della questione Libica con il vicepremier Matteo Salvini, il ministro della difesa Elisabetta Trenta e il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi, Quest’ultimo ha sottolineato l’importanza del Joint Statement dei P3+1, di cui l’ìItalia si è fatta ufficialmente promotrice «nel quadro delle iniziative del Governo, a fronte della difficile situazione». La preoccupazione del governo italiano è il tipo di conseguenze che avranno questi scontri e questa tregua sul flusso migratorio in entrata nel nostro paese. Preoccupazione fondata: pare infatti che approfittando del caos siano fuggiti quasi 2000 migranti africani da un centro di detenzione vicino all’aeroporto di Tripoli, uno dei luoghi caldi degli scontri.

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Il ministro Moavero ha infatti sottolineato che durante il prossimo vertice programmato per novembre si discuterà prioritariamente di «sicurezza, pre-condizione per lo svolgimento del voto». proprio questo è uno degli snodi difficili. Italia e Francia infatti sono sempre stati molto distanti su questo tema: l’Eliseo ha sempre sostenuti che i libici debbano tornare alle urne entro dicembre. I rapporti con Parigi si erano inaspriti anche nelle ultime ore, colpa delle dichiarazioni di Matteo Salvini contro Macron, ma è arrivata una dichiarazione ufficiale dell’Eliseo che dichiara:«Non siamo contro contro l’Italia e sosteniamo l’iniziativa di organizzare una nuova conferenza». La risposta del vicempremier però non è altrettanto pacifica:«Gli interessi economici di altri non devono prevalere sul bene comune che è la pace», ha dichiarato, sostenendo di essere «disponibile a correre qualche rischio» se significa tornare il prima possibile in Libia.

Tregua a Tripoli, l’allarme di Minniti: «Italia cambi direzione, conseguenze gravissime se continua a dividere l’Europa»

L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti però lancia un avvertimento dalle pagine del Corriere della sera: «L’Italia deve subito cambiare passo, sottovalutare i rischi di quanto sta accadendo in Libia potrebbe avere conseguenze gravissime». All’interno dell’intervista Minniti spiega come la Libia sia lo specchio delle tensioni internazionali, e di come la stabilizzazione del paese sia «fondamentale per i flussi demografici, per fronteggiare il terrorismo e per continuare ad avere un dominio nel settore energetico». Nella visione dell’ex ministro l’Italia non deve assolutamente perdere il suo ruolo da protagonista che si era conquistato fino ad ora, e deve continuare a «tessere la tela dei rapporti coinvolgendo tutte le parti».

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Dopo aver affermato che non gli sembra sia questa la strada presa dal governo, Minniti spiega durante l’intervista quali siano i passi che secondo lui andrebbero fatti: «Prima di tutto dobbiamo essere noi a gestire in maniera diretta questo momento
di instabilità. È giusto che si chieda che sia garantito un percorso di sicurezza e trasparenza verso le elezioni. Ma questo non deve significare il superamento dell’orizzonte elettorale. Ma soprattutto, questo è l’aspetto fondamentale,
l’Italia deve smettere di essere l’elemento divisivo dell’Europa». La carta vincente della sua politica era stata mettere «gli Stati Africani al centro dei rapporti con l’Unione Europea», riuscendo, continua Minniti, a trasformare gli aiuti in investimenti e avviando negoziati con i capi tribù. «Adesso si è invece deciso di riportare il conflitto sull’immigrazione dentro l’Europa per puro calcolo politico – conclude Minniti – pur non essendoci alcuna emergenza».

(Credit Immagine copertina: © Hamza Turkia/Xinhua via ZUMA Wire)

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