perseguibilità d'ufficio
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Luigi Di Maio: «Ripristineremo la perseguibilità d’ufficio»

«Ripristineremo la perseguibilità d’ufficio per alcune ipotesi di appropriazione indebita aggravata, norma cancellata da Gentiloni e di cui si sono avvantaggiati anche i cognati di Renzi, che non essendo stati denunciati dall’UNICEF la passano liscia». Così sulla sua pagina facebook il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio parla dei contenuti del Ddl anticorruzione che verrà esaminata in Consiglio dei Ministri in settimana.

La perseguibilità d’ufficio o meglio la procedibilità d’ufficio, nel diritto penale italiano, è la conseguenza di alcuni reati a seguito dei quali l’azione penale deve essere avviata nel momento in cui giunge la notizia del crimine. Per alcune tipologie di reato la procura procede infatti nei confronti del responsabile a prescindere dalla volontà della persona offesa (vittima). Anche se quest’ultima non sporge querela o non vuole che il colpevole sia processato. Quali sono i reati perseguibili d’ufficio? Quelli finora attivi sono:

  • maltrattamenti in famiglia
  • minaccia grave o fatta con armi
  • lesione personale, superiore ai venti giorni o gravissima
  • pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili
  • violenza privata
  • estorsione
  • violenza sessuale, in casi espressamente previsti dal codice
  • stalking fatto nei confronti di un minore o di una persona con disabilità
  • omicidio

E la vicenda cognati di Renzi che c’entra? Procediamo con ordine. Il cognato di Matteo Renzi e i suoi due fratelli risultavano, qualche mese fa, indagati dalla Procura di Firenze rispettivamente per riciclaggio e appropriazione indebita. «Il sospetto – spiegò al tempo il Fatto –  è che 6,6 milioni di dollari dei 10 con cui Unicef , Fondazione Pulitzer e onlus americane ed australiane credevano di finanziare attività benefiche di Play Therapy Africa, sarebbero finiti in conti bancari personali». Una tesi che gli indagati stessi hanno bollato come campagna diffamatoria. Bene c’è di più: Unicef non ha mai denunciato la vicenda. Prima del suo scioglimento il governo Gentiloni, con decreto legislativo a marzo, ha escluso la procedibilità d’ufficio per il reato di appropriazione indebita. Lo ha fatto come sostengono i 5 stelle per una norma «ad cognatum»? No.  Il decreto legislativo (che non è un decreto legge) prevede una delega al governo da parte delle Camere, dove la proposta di legge viene discussa dalle commissioni dei due rami del Parlamento. In pratica quel 21 marzo il governo Gentiloni ha semplicemente varato ciò che il Parlamento aveva stabilito un anno prima per la riforma della Giustizia seguita dall’allora ministro Andrea Orlando. Il fine di quel ddl era decongestionare le procure definendo la procedibilità a querela su una serie di reati, tra cui anche le forme meno gravi di appropriazione indebita. Lo spiega abbastanza bene Il Dubbio.

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I 5 stelle però sembrano andare su tutt’altra linea.  «Voi corrotti potevate contare sul fatto che chi viene a proporvi una mazzetta per truffare un concorso o un appalto sia senza dubbio alcuno un corruttore certificato e che nessuno possa scovarvi», ha spiegato il vicepremier M5S Luigi Di Maio, aggiungendo che ora, con la nuova norma, «non sarà più così». «Mentre ti propongono la tangente ci potrebbe essere un infiltrato delle forze dell’ordine proprio al tuo fianco perché pensi che faccia parte della combriccola. E invece è lì per arrestarti, un moderno Donnie Brasco – aggiunge Di Maio, in una lettera ‘a corrotti e corruttori’, pubblicata su Facebook -. La figura dell’infiltrato, infatti, potrà ora occuparsi anche Di corruzione grazie al nostro impegno. Avrete il terrore di accettare quella tangente e quindi magari non lo farete».

(foto ANSA/Riccardo Dalle Luche)