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L’idea alternativa per il ponte Morandi: «Perché abbatterlo?»

Non abbatterlo e ricostruire su ciò che resta. Questa in sintesi l’alternativa sul Ponte Morandi, crollato drammaticamente a Genova il 14 agosto 2018, proposta – attraverso una lettera aperta al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, al presidente della Liguria Giovanni Toti e al sindaco di Genova Bucci – dall’Inarch, l’Istituto Nazionale di Architettura.

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Ponte Morandi alternativa, la proposta dell’Inarch

Dopo due settimane dal crollo del ponte, secondo gli architetti, l’unica ipotesi presa in considerazione per lo snodo fondamentale tra le due parti di Genova, punto nevralgico del traffico nazionale, è quella dell’abbattimento e della completa ricostruzione.

«Nonostante dichiarazioni e appelli alla ricerca di una soluzione più efficiente e culturalmente più appropriata, continua a essere presa in considerazione soltanto l’ipotesi di demolire quanto rimane per realizzare una struttura nuova – si legge nella lettera -. Un’ipotesi problematica, ma è possibile approfondire anche un’ipotesi alternativa di restauro e reintegrazione dell’opera».

Ponte Morandi alternativa, ricostruire e non abbattere

Secondo gli architetti, infatti, una possibile ipotesi da percorrere potrebbe essere quella del consolidamento della struttura rimasta ancora in piedi, per poi appoggiarvi su un nuovo ponte, completamente in linea con i canoni dell’architettura contemporanea: «Sarebbe un’idea fondata sui criteri metodologici più avanzati messi a punto nel nostro paese che fungono da guida agli interventi di salvaguardia dei beni culturali anche a livello internazionale. Ciò garantirebbe semplificazione delle procedure, tempi più rapidi e costi di realizzazione più contenuti e, non ultima, la salvaguardia di un’opera straordinaria, del cui crollo qualcuno ha avuto l’ardire di attribuire la responsabilità non alla cattiva gestione, ma all’insufficiente competenza professionale di Riccardo Morandi».