Facebook banna il Myanmar per crimini d'odio
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Facebook contro il Myanmar: «Gli impediamo di diffondere odio sulla nostra piattaforma»

Facebook ha bannato l’account del comandante in capo delle forze armate del Myanmar, Min Aung Hlaing e di una dozzina di account e pagine appartenenti ad altri ufficiali militari. È una mossa senza precedenti, fatta per «prevenire la diffusione di odio e disinformazione».

Facebook banna il Myanmar, la presa di posizione in linea con l’UN

Quella del colosso dei social media è una decisone che arriva poche ore dopo la pubblicazione del rapporto delle Nazioni Unite della missione d’inchiesta internazionale indipendente secondo cui ci sono prove di genocidio nello Stato di Rakhine e che i risultati sono «indubbiamente pari ai più gravi crimini di diritto internazionale». Sono state denunciate esecuzioni di massa e stupri di gruppo dei musulmani Rohingya con «intenti genocidi». La pressione sulle forze militari è crescente, con il mondo intero che sta condannando i crimini contro l’umanità compiuti nella repressione dei Rohingya musulmani e gli esperti delle Nazioni Unite pretendono che il capo dell’esercito Min Aung Hlaing e altri cinque generali vengano processati.

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Facebook banna il Myanmar, «preveniamo la diffusione di odio»

Facebook è stato chiamato in causa proprio nel rapporto delle Nazioni Unite, definendolo «uno strumento utile per coloro che cercano di diffondere l’odio».  Infatti il social è un canale di comunicazione chiave in Myanmar, tanto che per la maggior parte degli utenti nel paese asiatico «Facebook è Internet», riportano gli esperti delle Nazioni Unite. Ecco quindi che il social ha risposto con la rimozione dalla piattaforma di  18 account  e 52 pagine più un account Instagram, seguiti da quasi 12 milioni di persone. Con un comunicato ufficiale, Facebook spiega che la decisione arriva forse in ritardo, ma rientra nella politica di prevenzione e rimozione di discorsi legati all’incitamento all’odio. « La violenza etnica in Myanmar è davvero orribile. All’inizio di questo mese, abbiamo condiviso un aggiornamento sui passi che stiamo prendendo per prevenire la diffusione di odio e disinformazione su Facebook – si legge nel comunicato ufficiale – prima eravamo troppo lenti per agire,  adesso stiamo facendo progressi» grazie ad una tecnologia migliorata, strumenti di reporting più potenti e più persone al controllo dei contenuti.

Facebook banna il Myanmar, «è nostra responsabilità»

Facebook prende posizione in seguito alle denunce degli esperti internazionali e blocca il comandante in capo Min Aung Hlaing, la televisione Myawady e altri militari perché «ci sono prove che questi individui e organizzazioni hanno commissionato o compiuto abusi dei diritti umani nel paese. Noi vogliamo impedirgli di utilizzare ulteriormente la nostra piattaforma per infiammare tensioni religiose ed etniche».

«Si tratta di un‘enorme responsabilità, dato che così tante persone si affidano a Facebook per ottenere informazioni, più che in quasi tutti gli altri paesi – continua il comunicato –  dato lo sviluppo dei media e la recente rapida adozione dei telefoni cellulari. È per questo che siamo così determinati a fare meglio in futuro».

(credits immagine di copertina: © U Aung/Xinhua via ZUMA Wire)