Fine della Troika
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Fine della Troika, la Grecia comincia a rialzarsi. L’allarme passa all’Italia

Finisce oggi il terzo ed ultimo programma di assistenza finanziaria erogato dall’Unione Europa nei confronti della Grecia per evitarne la bancarotta. Era l’ultimo paese dopo Portogallo, Irlanda,m Spagna e Cipro a beneficiare del programma di aiuti internazionali dell’Eurozona. Il premier Alexis Tsipras ha dichiarato che con la fine della Troika  la Grecia dovrebbero ora «tornare ad essere un Paese normale». Ma la normalità non è ancora esente dai rischi.

Fine della Troika, Juncker: «I Greci cominciano ora un nuovo capitolo»

L’uscita dal programma assistenziale non significa che la Grecia possa ancora camminare solo sulle sue gambe. «Resta ancora molta strada da fare» ha infatti detto il governatore della Banca Centrale Yannis Stournaras. La repubblica ellenica è infatti ancora affetta da gravi livelli di disoccupazione, che si aggiungono ad una riduzione di salari e pensioni, ulteriori difficoltà nel settore sanitario. Elementi che hanno portato quasi un mezzo milione di greci a lasciare il paese.

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Fine della troika, la crisi più grave della storia

La Grecia ha vissuto negli ultimi 8 anni la crisi economica più grave della sua storia, iniziata nel 2009, insieme ai paesi del resto del mondo e dell’eurozona. L’allora premier George Papandreou dichiarò che i bilanci greci erano stati falsati dai suoi predecessori, gettando il paese in un clima di scompenso politico, economico e sociale. Il momento di svolta fu il referendum indetto da Alexis Tsipras nel luglio 2015, che portò alla bocciatura dellerichieste della Troika europea in cambio di una nuova tranche di aiuti da parte della Ue. Eppure quelle misure vennero poi accettate, visto il rischio, anzi la probabilità, che correva il paese di non riuscire più a pagare stipendi e pensioni. Da allora Tsipras ha gestito i tre memorandum, che hanno portato al paese una serie di aiuti complessivi per 288,7 miliardi a partire dal 2010 ad oggi, di cui 256,6 targati Ue e 32,1 Fmi. «La conclusione del programma di stabilità segna un momento importante per la Grecia e per l’Europa», ha detto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, aggiungendo che oggi «i greci cominciano ora un nuovo capitolo».

Fine della Troika, ancora problemi ma ci sono segni postivi

«Le vaste riforme condotte hanno gettato le basi per una ripresa sostenibile: questo deve essere coltivato per consentire di raccogliere i frutti» ha dichiarato il commissario Ue all’Economia Pierre Moscovici, aggiungendo che «l’Unione Europea continuerà a stare con la Grecia». I segni di ripresa, seppur debole, infatti ci sono. Secondo un rapporto Ocse, la crescita del Pil sfonderà nel 2018 il muro del 2% e arriverà l’anno successivo al 2.3%. Non solo, il rapporto tra debito e Pil dovrebbe scendere sotto la soglia del 170% tra circa un anno e mezzo, arrivando quindi ad un 168,3% che comporta un avanzo primario di bilancio del 4,5%. Buone notizie anche sul fronte della disoccupazione, che a maggio di quest’anno è scesa al 19,5% contro le punte del 28% del 2013 (dati dell’ente di statistica greco Elstat). Promettono bene anche i dati di export che sta crescendo a ritmi del 5% ogni anno, e anche la spesa pubblica e la domanda interna sono destinate a salire. Ripreso anche il turismo con cifre da record: nel 2018 si superano i 30 milioni di visitatori.

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Fine della Troika, fuori la Grecia e dentro l’Italia (forse)

Mentre l’Ue si congratula con la Grecia, il Wall Street Journal mette in allarme il nostro Paese: «Le scosse di mercato sul debito e i nuovi attacchi contro l’establishment europeo da parte dei politici, suggeriscono lo spettro di una fuga di capitali».  Sempre il governatore della Banca Centrale ha infatti dichiarato che «se c’è una forte turbolenza internazionale, sia in Italia, sia in Turchia, o nell’economia globale, noi affronteremo difficoltà a rivolgerci ai mercati, dato che il coefficiente di sensibilità dei titoli di Stato greci resta alto». E questa per il nostro Paese, non è una coincidenza temporale favorevole. Lo ha sottolineato il deputato di Forza Italia Renato Brunetta, che in una nota diffusa oggi esprime preoccupazioni per le azioni del governo che «sta facendo di tutto per attirarsi le antipatie e la diffidenza dei mercati finanziari».

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Mercati finanziari di cui l’Italia ha estremamente bisogno, sopratutto visto il prossimo appuntamento in calendario che, come continua Brunetta, «vedrà i giudizi delle tre principali agenzie di rating internazionali, che dovranno esprimersi sullo stato delle finanze pubbliche del nostro paese. Proprio nei giorni in cui il governo dovrà presentare la Nota di Aggiornamento al DEF». Prevedere i giudizi ora, è prematuro, ma è necessaria molta attenzione: «Per una Grecia che esce finalmente dal programma di osservazione internazionale, dopo molti anni di riforme lacrime e sangue – conclude Brunetta nella nota – c’è un Italia che rischia di entrarvi presto. Difficile poter pensare che Luigi di Maio e Matteo Salvini possano pensare di vincere la guerra contro la finanza globale, che non ha interesse a far affondare l’Italia ma, più semplicemente, non è più interessata ad investirci».

(Credit Image: � Nicolas Maeterlinck/Belga via ZUMA Press)

 

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