Il Guardian e i ponti crollati in Italia a causa della mafia

di Gianmichele Laino | 17/08/2018

crollo ponte mafia

L’analisi del quotidiano The Guardian sulle infrastrutture italiane è lucida e impietosa. Secondo il giornale britannico, infatti, il problema dei ponti nella nostra penisola è una caratteristica del nostro modo di fare politica e di far convivere quest’ultima con gli affari. La maggior parte delle strutture, sottolinea il quotidiano in un articolo firmato da Lorenzo Tondo – che scrive da Palermo -, è stata costruita negli anni Sessanta, durante il boom economico, quando la mafia era in un momento di particolare splendore.

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Crollo ponte mafia, l’analisi del Guardian

Il crollo dei ponti, 12 dal 2004 a oggi, certifica che la loro costruzione sia stata fatta con superficialità e con l’impiego di materiali scadenti per aumentare i profitti di imprese spesso colluse con la mafia. «Non c’è dubbio che il boom edilizio degli anni ’60 ha contribuito ad esacerbare la situazione perché così tanto è stato costruito, ovunque e non sempre con standard adeguati – ha affermato il professor Maurizio Carta, ordinario di Urbanistica a Palermo, contattato proprio dal Guardian -. Costruiamo in aree fragili, lungo i letti dei fiumi, in aree soggette a frane, lungo scogliere, in aree idrogeologiche e sismiche ad alto rischio, per non parlare delle infrastrutture vicine, che aumentano il rischio per le persone che vivono lì».

Insomma, l’analisi è davvero preoccupante. Il Guardian propone un raffronto tra lo sgombero delle abitazioni che si trovano nei pressi del ponte Morandi e quello – impossibile da effettuare – per le popolazioni di Messina coinvolte nell’alluvione che nel 2009 provocò 37 morti e 95 feriti.

Crollo ponte mafia, le risposte di Gratteri

Ma l’analisi può essere estesa anche alla Calabria. Il procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri, contattato sempre dal Guardian, ha affermato che, nel corso dei sopralluoghi per le analisi di campionamento di tunnel e ponti, trovava «blocchi di cemento con una resistenza tre volte più debole della norma». E lì il legame con la ‘ndrangheta è sempre stato accertato.

«Nel paese del Colosseo, negli acquedotti romani e nelle chiese millenarie – conclude il Guardian -, sembra paradossale che le strutture vecchie di 40 anni si stiano sgretolando. Il Tempio della Concordia, costruito intorno al 440 aC, è considerato uno dei templi greci meglio conservati al mondo. Situato ad Agrigento, nella Sicilia occidentale, dista pochi chilometri da un ponte di 4 km chiuso l’anno scorso a rischio di collasso. Il ponte fu completato nel 1970 dall’ingegnere Riccardo Morandi». Una suggestione critica, che collega quella che noi avevamo definito la «maledizione dei ponti Morandi», collegati da storie di crolli e di cedimenti strutturali.

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