Marchisio, addio alla Juventus
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Marchisio dice addio alla Juventus. Ora non raccontateci più la favola delle «bandiere»

E ci sarà anche un dopo Marchisio. La Juventus, nel giro di tre mesi, ha perso due icone bianconere che hanno dedicato (quasi) un’intera carriera a raggiungere successi guidando e accompagnando la Vecchia Signora. Dopo il saluto a Gigi Buffon, anche il centrocampista – torinese doc – ha comunicato il suo addio alla maglia che lo ha accompagnato per 25 anni con un commovente post sul suo profilo Instragam, nel quale ha sinteticamente ripercorso la sua vita in bianconero.

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Mille pensieri e mille immagini mi hanno accompagnato per tutta la notte. Non riesco a smettere di guardare questa fotografia e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore. Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima. Sempre. In una giornata dura come questa, mi aggrappo forte a questo principio. Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia, per questo motivo tra qualche giorno ci saluteremo in modo speciale. . . . D’altronde l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo

Un post condiviso da Claudio Marchisio (@marchisiocla8) in data:

«Non riesco a smettere di guardare questa fotografia e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore. Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima. Sempre», scrive Claudio Marchisio sotto una foto che lo ritrae da piccolo mentre giocava con le giovanili della Juventus. L’annuncio della fine di una storia d’amore lunga 25 anni, da quel 1993 quando iniziò la sua avventura con i pulcini bianconeri, fino alla stagione 2007/2008 quando venne mandato a «farsi le ossa in provincia» con l’Empoli. Poi il ritorno nella sua Torino per dieci lunghi anni conditi di Scudetti (7), Coppe Italia (4) e Supercoppe italiane (3).

La rottura tra Marchisio e la Juventus. Esistono ancora le bandiere nel calcio italiano?

L’addio di Marchisio chiude il cerchio attorno al romantico concetto di calciatore-bandiera che nel calcio moderno è ormai poco più che una favola da raccontare con il classico esordio alla «C’era una volta». Negli ultimi anni, i calciatori-icona di ogni squadra hanno salutato la maglia a cui erano legati fin dalla tenera età. Alcuni per motivi anagrafici – come Francesco Totti o Paolo Maldini -, altri seguendo le opportunità di mercato, come nel caso dell’ex capitano bianconero Alessandro Del Piero. Spesso e volentieri capita che le squadre, preferendo il nome esotico di maggiore appeal, inneschino il loro cuore di pietra (e a forma di euro), sacrificando le proprie bandiere all’altare degli interessi economici, senza alcuna riconoscenza.

Il futuro di Marchisio lontano da Torino dopo 25 anni d’amore

A torto o a ragione, le scuole di pensiero attorno al calcio sono da sempre divise. Da una parte c’è chi vive questo sport come un concatenarsi di emozioni romantiche che non ne accetta la sua deriva business; dall’altra chi si è adattato alle logiche di mercato, di economia, brand e sponsor. A Torino, una gran parte della tifoseria è rammaricata dalla scelta consensuale fatta da Marchisio e dalla Juventus, ma c’è anche chi lo riteneva un peso per la squadra, un giocatore che occupava il posto di un altro innesto, magari più forte. Il business delle bandiere ammainate ha sconfitto quello, tutto cuore e sentimento, dettato dalle emozioni di uno sport sempre meno sport.