#EnenemyOfNon, la risposta del Boston Globe alla “guerra sporca” di Trump

di Gaia Mellone | 16/08/2018

“I nemici del popolo”. Così il presidente Donald Trump ha più volte definito i giornalisti e i media, a suo parere tutti assimilabili a generatori di fake news. Oggi, oltre 350 testate giornalistiche americane hanno deciso di raccogliere l’appello lanciato dal Boston Globe, e aderire alla campagna #EnemyOfNon in difesa della libertà di stampa.

#EnemyOfNon, La stampa non è nemica del popolo americano

Con un lungo editoriale sul proprio sito, il Boston Globe ha deciso di lanciare la campagna a favore della libertà di stampa. «Un pilastro centrale della politica del presidente Trump è un assalto duraturo alla stampa libera –  si legge nell’editoriale – I giornalisti non sono classificati come n0rmali americani, ma piuttosto come “il nemico del popolo”. Questo implacabile assalto alla stampa libera ha conseguenze pericolose».

Il giornale ha quindi invitato i «comitati editoriali di tutto il paese – liberali e conservatori, grandi e piccoli – ad unirsi a noi oggi per affrontare questa minaccia fondamentale con le loro stesse parole». Ad aderire sono state più di 350 testate, che oggi sono uscite nelle edicole con lunghi editoriali a difesa della libertà di stampa.

 

#EnemyOfNon, gli americani non hanno fiducia nella stampa

Continuando a screditare la stampa libera, Donald Trump è riuscito a far scendere la credibilità dei giornalisti presso i lettori americani. Secondo uno studio di Ipsos pubblicato proprio nell’editoriale del Boston Globe, il 48% dei repubblicani è d’accordo con la frase “i media di informazione sono i nemici del popolo americano“, e il 43% ritiene che “il presidente dovrebbe avere l’autorità per chiudere le agenzie di stampa che perpetuano cattivi comportamenti“. Sono dati allarmanti che, secondo il Boston Globe, mette a serio repentaglio uno dei diritti fondamentali del popolo americano, sancito nel primo emendamento della costituzione.

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#EnemyOfNon, Trump come Putin ed Erdogan

«La stampa è necessaria per l’esistenza di una società libera, perché non si fida ciecamente dei leader, dal comitato locale fino alla Casa Bianca – continua l’editoriale – E non è una coincidenza che questo presidente – i cui affari finanziari sono oscuri e il cui sospetto comportamento ha attivato il suo stesso Dipartimento di giustizia a nominare un consulente indipendente per indagare su di lui – ha cercato così duramente di intimidire i giornalisti che forniscono un controllo indipendente». Certo, Donald Trump non ha mai apertamente messo in discussione il concetto di libertà di stampa ma «il modello con cui incita i suoi sostenitori su questo tema è molto simile a come operano presidenti autoritari del XXI secolo, come Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan ; non c’è bisogno di una censura formale per strangolare le fonti di informazione».

“The Donald” ha infatti più volte attaccato apertamente i giornalisti durante i suoi discorsi, accusandoli di produrre Fake News per screditare la sua politica. Solo il mese scorso, durante un comizio in Kansas, il presidente ha invitato il suo pubblico a «rimanere fedele, non credere alle schifezze che vedete da queste persone, che generano solo false notizie», ma è solo il più recente di una lunga lista di attacchi – per farsi un’idea basta scrollare la sua pagina Twitter. Senza dimenticare che, per la prima volta, ai reporter di Cnn e New York Times era stato vietato l’accesso, senza alcun motivo ufficiale, al briefing ristretto convocato da Sean Spicer nel Febbraio 2017.

 

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#EnemyOfNon, «l’unico nemico del popolo americano è il Presidente»

Leggendo l’editoriale del Boston Globe, si comprende come la categoria dei giornalisti americani sia eticamente e moralmente chiamata a difendere la libertà di informazione e la democrazia, promuovendo, anche se sotto attacco, un dibattito costruttivo e sopratutto informato tra i cittadini statunitensi. «Nei primi 558 giorni della sua presidenza – conclude l’editoriale – Trump ha fatto 4.229 affermazioni false o fuorvianti, secondo una lista stilata dal Washington Post. Eppure tra i sostenitori di Trump, solo il 17% pensa che l’amministrazione faccia regolarmente false affermazioni. I “fatti alternativi” sono diventati fatti veri e propri».

«Le menzogne ​​sono antitetiche a una cittadinanza informata, responsabile dell’autogoverno. La grandezza dell’America dipende dal ruolo di una stampa libera di dire la verità ai potenti. Etichettare la stampa come  “il nemico del popolo” è tanto poco americano quanto pericoloso per il patto civile che abbiamo condiviso per più di due secoli».

(Credit Image: © Sadak Souici/Le Pictorium Agency via ZUMA Press)