L’Espresso e il test dell’estate che finisce bene ma non benissimo

di Redazione | 06/08/2018

espresso

Sta facendo decisamente discutere sui social una pagina del noto settimanale L’Espresso, diretto da Marco Damilano, nel quale si propone un test. Questo test:

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Va bene, è estate. Ci vuole leggerezza. Ma non è chiaro perché il sesso con Giorgetti sarebbe ottimo (perché sa come si fa), mentre Daniela Santanché andrebbe zittita a letto (alle altre non va meglio). C’è una profonda differenza tra maschietti e femminucce, così come molti sollevano il dubbio gusto dei quesiti.

Sulla pagina Facebook del settimanale cominciano a spuntare le prime critiche tra i commenti. Damilano come risponderà?

Aggiornamento. Qui le scuse del direttore e i pareri dalla Redazione

 

Cara Laura Pisano, scelgo lei per rispondere a tutte le lettrici e i lettori che si sono sentiti delusi dal loro giornale, quanto di più grave per me possa accadere. L’informazione si compone di molte forme espressive, anche la satira lo è, e il tradizionale test agostano dell’Espresso ogni anno tenta di fare satira su un genere tipicamente stagionale e molto diffuso e al tempo stesso sui tic che vanno per la maggiore in quell’estate. Questa volta il gioco non è riuscito, Stefania Rossini vi spiega il motivo. Io non ho difficoltà a chiedere scusa, perché quella domanda sganciata dal contesto fa ribrezzo prima di tutto a me ed è distante anni luce dal mio modo di pensare. Il contesto, in questo caso, è una copertina sulla strana stagione che sta vivendo il nostro Paese proprio a proposito di diritti, discriminazioni razziali o di genere. Il contesto, soprattutto, è la storia e il presente di un settimanale come L’Espresso, da sempre in prima linea con battaglie coerenti sui diritti civili e sociali, nelle ultime settimane ancora più esposto. È il nostro dna, e se ci fosse un cambiamento anche minimo di questa carta di identità, lo si farebbe con un altro giornale oppure con un altro direttore. Ricordo tuttavia di quando un alto prelato tentò di giustificare un suo amico politico che aveva bestemmiato in pubblico dicendo che la bestemmia andava contestualizzata. Ecco, quella domanda è suonata come una bestemmia. E di questo, che prescinde dal contesto, chiedo scusa alle interessate e agli interessati, alle lettrici e ai lettori.

Marco Damilano