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Il falso tweet del figlio di Poletti che insultava gli italiani indignati fu creato da troll russi

Il falso tweet del figlio del ministro Giuliano Poletti, che insultava gli italiani indignati per i finanziamenti pubblici ricevuti, fu creato da troll russi. È quanto emerge da uno studio sulla fabbrica di messaggi fasulli al servizio di Mosca. La storia è stata descritta nei dettagli dal sito americano di statistica FiveThirtyEight. Ne parlano oggi Giuliano Foschini e Fabio Tonacci su Repubblica.

Il falso tweet del figlio del ministro Poletti, il ruolo di una fabbrica di troll russa

Il figlio del ministro del Lavoro dei governi Renzi e Gentiloni, Manuel Poletti, finì al centro delle polemiche perché il giornale che dirigeva otteneva finanziamenti pubblici. Durante la bufera spuntò un tweet di risposta alle critiche che insultava gli italiani indignati, ma che in realtà era solo un fotomontaggio. Il messaggio ebbe una grande visibilità in rete e fu rilanciato, condiviso, da molti altri account, qualcuno seguitissimo:

Rilanciato da un profilo twitter, “Noemi”, che aveva più di 50mila seguaci, quasi tutti simpatizzanti del Movimento 5 Stelle. Un profilo che all’improvviso sparì. Si scopre ora che dietro questa storiella non c’era un buontempone ma una fabbrica di troll russa, la Internet Research Agency, con 400 dipendenti, sede a San Pietroburgo, che scientemente lavorava per inquinare l’opinione pubblica occidentale. Negli Usa e, si prova ora per la prima volta, anche in Italia.
A scoperchiare la storia è stato il sito americano di statistica FiveThirthyEight che ha ottenuto i quasi tre milioni di tweet degli account associati all’agenzia russa che raccontano un intervento sistematico sui social media per influenzare l’opinione pubblica. Il sito, grazie alla collaborazione di alcuni docenti universitari, ha creato un database aperto nel quale sono stati caricati i 2.973.371 tweet da circa tremila profili twitter. Ci sono l’autore, il testo e la data di ogni tweet; il conteggio dei follower dell’autore e il numero di account seguiti dall’autore.

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit immagine: ANSA / FABIO FRUSTACI)