Ma quali complotti. La Grecia brucia ogni dannata estate

di Redazione | 27/07/2018

incendi Grecia

Gli incendi che hanno devastato la Grecia possono esser bollati oramai come un grande disastro naturale. Una catastrofe nell’Attica, che ha portato via oltre 80 vite umane, che ha ancora dei dispersi, che ha bruciato le fondamenta di circa un migliaio di case. Sembra una novità ma in realtà ogni estate i dintorni di Atene bruciano. E ogni volta finisce sempre peggio.

L’archivio dal sito di euronews, ad esempio. Nel 2007 ci furono 80 morti (come più o meno oggi)

GRECIA PIROMANI IN AZIONE PER L’ABUSIVISMO?

A fiamme domate partono, come ogni anno (sì, ogni anno) le dietrologie. Delle foreste di Attica e delle violenze che subiscono da decenni ne parlava già il quotidiano ellenico Ekathimerini nel 2006. La testata parla del dilemma dei dilemmi: come conciliare il rispetto della natura con l’abusivismo sulle pendici del monte Pendeli, a nord di Atene.

Una delle teorie più sostenuto è che l’abusivismo sia più facile da risanare se si incendia la zona (WTF?) per questo ecco i roghi.  Poi ci sono altre teorie. Quella più accreditata è l’austerity. L’Europa maligna che permette alla Grecia di bruciare.

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INCENDI GRECIA, IN FIAMME PER COLPA DELL’UE?

«È responsabile anche l’Europa della spaventosa tragedia dell’Attica. Infatti, se la Grecia non fosse stata strangolata da
Bruxelles, noi pompieri avremmo potuto salvare molte più persone», afferma a Repubblica Georgianni Dimitrios, vigile del fuoco di 35 anni che lunedì ha partecipato ai soccorsi a Mati, la località turistica più colpita. Dimitrios racconta le precarie condizioni in cui lavora: «Basti dire che molti di noi non avevano neanche le maschere anti-incendio, semplicemente perché per via dell’austerità non c’erano i soldi per acquistarle. Del resto negli ultimi anni alla protezione civile greca sono stati tagliati circa 35 milioni di euro. In tali condizioni ovviamente è più difficile lavorare come si dovrebbe».

Peccato che proprio durante la Troika, 2013, la Grecia si sia dotata di sistemi all’avanguardia contro gli incendi boschivi. si tratta Engage, che localizza in tempo reale i vigili del fuoco e le quantità di acqua a disposizione,  Efestos, ovvero 50 pompieri in moto incaricati di creare in pochi minuti le vie di fuga per cittadini minacciati dai roghi, Evita che stabilisce zone di sicurezza e una mappatura mentre l’incendio è in corso e infine c’è il 112 per cui si può segnalare l’incendio via sms.

Tutti questi bellissimi sistemi non sembrano funzionare. Perché se ci sono case abusive non si ha idea di chi ci abita in quelle case abusive. Perché se non si cura il verde, non si frena il cemento diventa più difficile fermare un rogo. A una radio locale greca il professor Efthimios Lekkas, docente di dinamica tettonica e geologia applicata presso il Dipartimento di Geologia e Paleontologia dell’Università di Atene ha spiegato proprio perché su una area così piccola ci sono oltre 80 morti. Case su case creano meno vie di fuga (tra l’altro poco ampie). A ciò va aggiunta la disorganizzazione statale. Riporta il vigile Dimitrios a Repubblica:

Prima che le fiamme aggredissero Mati, molti di voi eravate impegnati a domare un altro incendio a Kineta, nell’Attica occidentale. È questo il motivo che ha provocato un ritardo nei soccorsi?
«Sì, è anche questo. I pompieri greci non hanno ancora il dono dell’ubiquità».

Gli alberi sulla strada che separa Mati alla montagna da cui è partito il fuoco qualcuno avrebbe dovuto potarli.
«Certo, ed è gravissimo che non sia stato fatto. Quella strada poteva bloccare l’avanzare del fuoco verso il centro abitato. Purtroppo non è stato così».

A Mati ho visto enormi sacchi pieni di aghi di pino raccolti chissà quando, che nessuno ha mai tolto dalle strade e che hanno fornito altro carburante alle fiamme. Negligenze che hanno peggiorato la situazione?
«Sì, soprattutto con le condizioni atmosferiche di lunedì scorso, ossia una temperatura che sfiorava i 37 gradi e dei venti violentissimi che improvvisamente cambiavano direzione mettendo a rischio anche la vita dei soccorritori»