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La polizia postale segnala le fake news soltanto dopo che lo fanno i giornali

Dopo l’entrata in vigore del provvedimento fortemente voluto dal ministro dell’Interno Marco Minniti sulle fake news, la polizia postale – nel corso del mese di febbraio 2018 – ha pubblicato sul proprio portale 12 articoli recanti il bollino rosso anti-bufala. Si tratta dei presunti «biglietti da visita allucinogeni», della «Croce rossa che respinge un affamato», dello «scioglimento dell’Arma dei Carabinieri con 442 voti a favore da parte della Camera», della «tabaccheria aperta dallo Stato per darla in gestione ai migranti», del «bollo auto illegale», del «ragazzo nero senza biglietto sul Frecciarossa», delle «schede elettorali all’estero senza partiti di destra», dei «profughi del centro di San Bernardo sul Brenta in rivolta per il canile», della «propaganda politica arrivata agli italiani all’estero insieme alle schede elettorali», degli «aumenti in bolletta della luce da 35 euro per coprire i morosi» e di una falsa «votazione in Senato».

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POLIZIA POSTALE FAKE NEWS, COME FUNZIONA

Temi sensibili, alcuni dei quali direttamente riconducibili alla politica e particolarmente in voga vista la campagna elettorale prima delle elezioni del 4 marzo 2018. La polizia postale, secondo le intenzioni del ministro Minniti, dovrebbe scandagliare la rete a caccia di fake news pericolose che possano condizionare il dibattito politico. Eppure, a quanto pare, il ruolo delle forze dell’ordine sembra essere limitato a una sorta di rassegna stampa dei principali siti di debunking presenti in rete.

POLIZIA POSTALE FAKE NEWS, QUALCOSA NON QUADRA

Bastino due esempi su tutti (vissuti in prima persona da chi scrive). Giornalettismo è stato il primo sito a raccontare la vera storia del ragazzo di colore che viaggiava sul Frecciarossa Roma-Milano sprovvisto di biglietto. In seguito a un post estremamente condiviso sui social network, infatti, la notizia – rivelatasi falsa dopo aver consultato l’ufficio stampa di Trenitalia – era diventata virale. In altre circostanze vi abbiamo raccontato come la nostra testata abbia fatto a smascherare la fake news. Il nostro articolo è stato pubblicato il 12 febbraio, il dibattito – a livello nazionale – è scoppiato il 13 febbraio (con diverse testate mainstream che hanno ripreso la notizia). Ma la pubblicazione del bollino rosso della polizia postale risale al 14 febbraio, ben due giorni dopo rispetto al primo «sbufalamento».

Discorso analogo per la bufala dei 30-35 euro in più in bolletta per recuperare le morosità di altri utenti. Il primo a segnalare la notizia è stato il portale Butac, citando – tra le fonti – la nota di Altroconsumo, l’associazione menzionata nel messaggio diventato virale su WhatsApp. Giornalettismo ha pubblicato la notizia lo stesso giorno, ovvero il 22 febbraio, mentre la polizia postale ha apposto il bollino rosso soltanto il 23 febbraio.

Il servizio proposto dalla polizia postale (che, del resto, funziona su segnalazione da parte degli utenti), nell’epoca della velocità di internet, sembra essere quantomeno obsoleto. E ci porta a riproporre un’idea che abbiamo più volte esposto in passato: soltanto la buona informazione – quella dei giornali e delle testate autorevoli per intenderci – può salvare l’utente medio di internet dalle fake news. Lo sa bene, a quanto pare, anche la polizia postale.

 

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