Come è nata (davvero) la storia dei cori sulle foibe a Macerata

di Stefania Carboni | 12/02/2018

cori foibe macerata

Si fa un gran parlare in queste ore dei cori intonati da un gruppetto di manifestanti durante il grandissimo corteo che si è tenuto sabato, a Macerata, contro il razzismo e l’attacco fascista di Luca Traini. «Ma che belle son le foibe da Trieste in giù», avrebbero intonato, per pochi secondi, un gruppo di militanti del Nord Est che sfilavano con le bandiere di “Action Antifaschistische“. A.A. è una sigla molto seguita in Germania ma che, non ha, con questa titolazione, traccia virtuale alcuna nel Veneto e dintorni. I cori hanno destato un grande scandalo. Tanto che all’indomani del corteo molti quotidiani nazionali si sono concentrati su questo episodio non concentrandosi maggiormente sul buon esito della manifestazione.

Ma come diamine è nata questa storia dei cori sulle Foibe?

MACERATA: LA CORSA ALLA DICHIARAZIONE

La polemica parte sulle agenzie. In quel momento vari lanci spiegano come il corteo, che doveva mettere a ferro e fuoco Macerata secondo i resoconti dei quotidiani del mattino, si sia concluso in modo pacifico e senza incidenti. La vicepresidente dei deputati della Lega Barbara Saltamartini dichiara all’Ansa: “Cori choc a Macerata contro le vittime delle foibe. Ecco il bel corteo antifascista tanto sponsorizzato dal Pd e dalla sinistra finta pacifista. Ecco qui coloro che, con l’arroganza di sempre, si credono gli unici detentori della verità e dell’interpretazione della storia. Ecco lo squallido doppiopesismo morale, storico e ideologico della sinistra. Mi auguro che dal presidente Mattarella in giù ci sia la più netta condanna e presa di distanza da questa nuova orribile pagina della nostra democrazia“. Partendo dal fatto che il suddetto corteo è stato sponsorizzato da diverse realtà in cui il Pd c’entra il tanto giusto (esponenti dem non hanno sfilato sabato a Macerata), da quel momento in poi sono partite altre dichiarazioni di ferma condanna. In ordine: Federico Mollicone, responsabile comunicazione di Fratelli d’Italia e candidato alla Camera dei deputati e la presidente del Friuli Venezia, la democratica Giulia Debora Serracchiani.

Quest’ultima dichiara: “I cori che si sono sentiti inneggiare alle foibe sono scandalosi, calpestano morti innocenti e tradiscono gli ideali della Resistenza“. Per Serracchiani “è agghiacciante che, proprio nel Giorno del Ricordo, qualcuno abbia il coraggio di esibire approvazione per un massacro. L’antifascismo su cui si fonda la nostra Repubblica è democrazia e tolleranza, non violenza cieca e furore ideologico“. “Da presidente di una Regione che ha sofferto in carne e sangue la tragedia delle foibe e dell’esodo – ha aggiunto Serracchiani – condanno fermamente queste manifestazioni incompatibili con i principi della Costituzione“. Saltamartini esce in concomitanza con il pezzo de Il Giornale. Pezzo che è stato aggiornato anche nel giorno seguente.

CORI FOIBE A MACERATA: L’UNICO PEZZO CHE RACCONTA COSA SAREBBE SUCCESSO

Alle 08:21 di domenica 11 febbraio è andato on line il pezzo di Massimo Malpica su Il Giornale. “Antifascisti di professione. In piazza cori anti foibe“, è il titolo di un pezzo che, così come è stato steso, dimostra il lavoro di una persona che era sul campo, sabato, a Macerata. Si tratta dell’unico pezzo in grado di riferire maggiori dettagli su chi ha intonato quei cori, con tanto di provenienza geografica del triste gruppetto. Prima è uscito, sempre per la stessa testata e nel pomeriggio, un pezzo a firma di  Giuseppe De Lorenzo e Marco Vassallo “Macerata, sinistra infoiba il ricordo. Cori choc: ‘Ma che belle son le foibe’“, molto più editoriale. Ecco comunque il resoconto di Malpica:

Ma tra tanti manifestanti pacifici (nemmeno l’ombra di un incidente, nonostante la paura che ha fatto ritrarre la città in se stessa, con il centro deserto e gran parte dei negozi chiusi), non poteva mancare qualcuno che invece odia e che, magari, in strada era meglio che non ci andasse. Qualcuno che, sotto le bandiere «antifa» con la sigla Action Antifaschistische, ha pensato bene, proprio nel giorno del ricordo, di cantare sulle note della Carrà «ma che belle son le foibe da Trieste in giù». Per fortuna il gruppetto, arrivato dal Nord Est, non ha fatto proseliti nel resto del corteo. Che ha diligentemente completato il periplo delle mura di Macerata partendo e arrivando ai giardini Diaz.

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MACERATA: CORI FOIBE, LE TESTIMONIANZE DI ALTRI MANIFESTANTI E DEGLI INVIATI TG

Il problema è che, a parte il pezzo de Il Giornale, nessun altra testata è riuscita a dimostrare in modo così preciso come ci siano stati quei cori o meno. Non solo, diverse persone presenti affermano di non aver sentito quei cori. Così come non hanno sentito gli inviati delle principali all news sul posto e diversi colleghi presenti (inclusi quelli delle agenzie).

Ecco il post della collega di Q Code Magazine:

Dicono ci sia stato, scelgo di crederci. Ma é stato ad opera di tre – dico tre – persone, messe evidentemente subito a tacere. Tre persone su oltre 30.000 manifestanti. Non solo. Avendo percorso, come dicevo, più volte il corteo in su e in giù, non ho neanche mai visto per strada tutti quei giornalisti – Leggo, il Tempo, il Giornale, Repubblica – che ieri ed oggi ne hanno scritto come notizia shock, eliminando il vero focus di un corteo pacifico, femminista, antifascista, antirazzista, colorato, positivo.

Evidentemente il collega de Il Giornale si è trovato nel posto giusto al momento giusto, ha colto la notizia e l’azione è durata talmente poco da non esser stata notata da altri inviati. E nemmeno dai service video che stavano seguendo la diretta del corteo.

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Non c’è finora una dichiarazione ufficiale da parte di chi ha sfilato sabato con il simbolo di Action Antifaschistische. Il comparto del nord-est Italia finora non ha pagine locali (ma potremmo aver cercato male noi) né sui social, né su Twitter. Un peccato, perché avrebbero potuto smentire o ribadire quel coretto. Quello che preoccupa però è come i media main stream si siano buttati a capofitto, a ruota senza aggiungere nulla di nuovo se non editoriali.

E così inizia e si conclude la vicenda dei cori. Cori che poi sono stati accostati al vergognoso blitz a Modena (con lo striscione pro Tito) avvenuto davanti al circolo identitario la Terra dei Padri. Questo il resoconto di una delirante domenica di campagna elettorale. E di un lunedì mattina non da meno.

(in copertina foto Danilo Balducci via ZUMA Wire)