Ecco perché non posso più difendere Ignazio Marino

di Tommaso Caldarelli | 08/10/2015

Ignazio marino

Ignazio Marino, negli ultimi due anni di amministrazione, ha progressivamente avuto contro tutti i giornali e tutti i media della città: “Probabilmente”, mi ha detto un collega abbastanza pratico delle dinamiche romane, “anche noi abbiamo fatto la nostra parte”: nel contribuire, si intende, al montare del caso che ha condotto l’amministrazione capitolina ad una fine anticipata della sua esistenza.

Non che il sindaco-chirurgo del Partito Democratico abbia mancato di offrire il fianco, spunti e occasioni alla stampa e a chi gli voleva e gli vuole male di attaccarlo a tamburo battente e senza esclusione di colpi: dalla Panda Rossa, a “fascisti tornate nelle fogne”, ai due neuroni della signora di San Lorenzo per finire – in bellezza – al caos del viaggio in America, alla polemica addirittura con Papa Francesco fino al disastro, vero e proprio, degli scontrini resi pubblici. Una dinamica che mostra innanzitutto come il sindaco non si sia circondato di consiglieri all’altezza e di persone in grado di governare la stampa: e governare il rapporto coi media, è un affare politico.

Personalmente credo di essere stato fra i pochissimi a difendere costantemente l’amministrazione e l’azione politica del sindaco Ignazio Marino, anche riguardo a provvedimenti impopolari, che continuo a condividere, come la questione dell’aumento dei costi delle strisce blu o la riforma profonda della macchina amministrativa; credo inoltre che molti degli effetti dell’azione di Ignazio Marino resteranno nel tempo, silenti, come riforme di struttura. Tuttavia, e purtroppo, da quando è emerso lo scandalo degli scontrini resi pubblici dal sindaco per giudicare le proprie spese, Ignazio Marino ha perso qualsiasi credibilità e difendibilità: giuste e dovute le sue dimissioni, che spero non vengano ritirate.

Ripercorrendo i fatti, abbiamo un sindaco che – in un lampo di trasparenza – mette online tutte le sue spese. A pioggia piovono smentite: dal ristoratore dietro il Campidoglio all’ambasciata di uno stato estero, in molti negano che il sindaco abbia effettivamente sostenuto quelle spese, o che le abbia sostenute non a titolo di rappresentanza, ma godendo dei soldi dei cittadini a titolo del tutto personale. Il Sindaco, invece di contestare sul punto queste smentite, ha annunciato la restituzione – e ha ragione chi fa notare l’arroganza del gesto e dei toni – di 20mila euro alle casse romane: un gesto che non può non essere visto come un’ammissione di colpevolezza. Dunque, la sequela logica sembra chiara: accesso ai dati, emersione di falle e contraddizioni, smentite, smentite confermate. Il sindaco ha, dunque, tecnicamente, mentito alla città.

E negli Stati Uniti che Ignazio Marino tanto ama, e che giustamente prende a modello di buona amministrazione, chi mente alla comunità che lo elegge va a casa un minuto dopo. E’ altrettanto vero che questa degli scontrini può essere vista solo come la goccia che ha fatto traboccare il vaso: bisogna però chiedersi perché il vaso è stato riempito. Perché schivare i colpi, gestire gli attacchi, avere la forza politica per governare le dinamiche, è il primo compito di chi fa politica: è un gioco duro, non è per tutti, va fatto con un’abilità che, evidentemente, il sindaco non ha avuto. E in una città, in un contesto, in una comunità in cui il conflitto politico aveva raggiunto un livello tale da far dire ai consiglieri della sua maggioranza che il sindaco era “indifendibile”, gli errori si pagano cari, e tutti: Ignazio Marino ne ha commessi molti. Su alcuni dei quali, chi fa il mio mestiere è tenuto a non passare sopra.

(Foto Ansa)