Rignano Flaminio: la «scuola degli orrori» che non lo era

di Valentina Spotti | 17/05/2014

Tutti assolti anche in appello. Così hanno deciso i giudici della Terza Corte d’Appello di Roma che oggi hanno confermato l’assoluzione in primo grado per i cinque imputati – tre maestre, una bidella ed un autore tv marito di una delle maestre – del processo per quella che era stata chiamata la «scuola degli orrori» di Rignano Flaminio, teatro di presunte violenze e abusi sui bambini che in quella scuola, all’epoca delle denunce, frequentavano la scuola materna.

rignano flaminio (3)

RIGNANO FLAMINIO: LA STORIA DELLA «SCUOLA DEGLI ORRORI» – Il fatto non sussiste: così hanno detto i giudici, assolvendo le maestre e la bidella della ‘Olga Rovere’, dal 2006 al centro dell’inchiesta aperta dopo le denunce presentate dai genitori ai carabinieri, ai quali avevano raccontato degli abusi che i propri figli – tutti bambini di età compresa tra i 3 e i 4 anni – avrebbero subito dentro e fuori la scuola. I genitori, insospettiti da racconti «strani» riferiti dai bambini e da alcuni loro comportamenti insoliti, avevano sporto denuncia. Complessivamente, nell’arco di poche settimane, i carabinieri di Bracciano ricevono 21 denunce. Sono scattate le indagini: telecamere, testimonianze, collegamenti. Nel frattempo, la stampa comincia comincia a interessarsi alla ‘Olga Rovere’: e si comincia a parlare di «orchi» di «mostri» di «scuola degli orrori», sulla base delle testimonianze dei genitori che riportano i racconti dei loro bambini e ne descrivono i disegni. Il 24 aprile 2007 scattano le manette per Silvana Magalotti, Marisa Pucci e Patrizia Del Meglio, – arrestata insieme al marito Gianfranco Scancarello, autore televisivo – la bidella della scuola materna Cristina Lunerti e un benzinaio cingalese, Kelum De Silva. E per la tv e i giornali diventano gli «orchi», i «cattivi», quell’«uomo nero» di cui parlavano i piccoli.

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RIGNANO FLAMINIO: SBATTI IL «MOSTRO» IN PRIMA PAGINA – Nel frattempo dai giornali emergono i dettagli, quel tipo di dettagli che fanno venire la pelle d’oca: si parla di bambini «narcotizzati prima di subire gli abusi», di piccoli tre anni portati fuori dalla scuola e costretti a praticare e a subire atti sessuali, di bimbi con i genitali arrossati, che sarebbero stati fotografati mentre si rendevano protagonisti di giochi erotici con la bocca tappata dallo scotch. E l’Italia reagisce, urlando contro gli «orchi», partecipando a una nuova caccia alle streghe. Nel 2010, due anni prima della sentenza di primo grado, le maestre della ‘Olga Rovere’ non coinvolte nell’inchiesta scrivono una lettera aperta ai giornali:

Ci sentiamo rinviate a giudizio anche noi. E in fondo lo siamo da 4 anni, perché è 4 anni che spieghiamo a tutti, di continuo, che la scuola dell’Infanzia di Rignano Flaminio non ha ospitato nessuna banda di orchi, che nessun bambino è stato mai portato lontano dalla scuola o sottoposto a quelle violenze così ripugnanti che non riusciamo nemmeno a dirle. Che cose mostruose come quelle è semplicemente impossibile che accadano in una scuola.

 

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RIGNANO FLAMINIO: IL PROCESSO – L’inchiesta prosegue, i cinque arrestati restano in carcere e mentre cominciano ad emergere i primi dubbi sulla stabilità dell’impianto accusatorio, l’opinione pubblica si divide tra innocentisti e colpevolisti: gli «orchi» di Rignano Flaminio lo sono davvero oppure si è trattato di un gigantesco, terribile errore? Nella primavera del 2010 comincia il processo, che si celebra a porte chiuse. Ci vorranno due anni per arrivare alla sentenza di primo grado che assolve tutti gli imputati e cancella le accuse. I giudici diranno che le testimonianze fornite dai genitori insieme alle denunce sono «frutto di una forte contaminazione»: una contaminazione che nasce da racconti ripetuti nei numerosi incontri tra i genitori, da adulti che, forse inconsapevolmente, trasmettono certe informazioni ai bambini che – altrettanto inconsapevolmente – le fanno diventare parte del proprio racconto.

RIGNANO FLAMINIO: ANCORA ASSOLTI – La vicenda di Rignano Flaminio resta quasi dimenticata per altri due anni, fino a oggi, quando arriva la seconda assoluzione in appello. Il fatto non sussiste. Per i dettagli bisognerà attendere le motivazioni della sentenza, che verranno depositate nelle prossime settimane. Gli avvocati difensori dicono di non essere troppo sorpresi: «Tutte le possibili soluzioni alternative erano già state esaminate in primo grado e convincentemente bocciate» – ha detto il legale di uno degli imputati. I genitori invece si «aspettano una spiegazione convincente». Quelle tre maestre, la bidella e il marito di una delle insegnanti, invece rimangono con un profondo e doloroso segno nelle loro storie umane e professionali.

(Photocredit: LaPresse, foto di repertorio)