Salerno: vietato esporre lo striscione contro Salvini

di Daniele Tempera | 07/05/2019

Salerno
  • Dopo il tentato sequestro del telefono di una contestatrice ad Avellino, un altro episodio macchia la campagna elettorale salviniana

  • Stavolta la censura tocca a una signora di Salerno, rea di aver esposto uno striscione contro i ministro

  • Così contestare Salvini sta diventando proibitivo e non è una bella notizia per la nostra democrazia, comunque la si pensi

È una campagna elettorale tormentata quella del ministro dell’Interno in Campania, ma rischia di esserlo ancora di più per la nostra democrazia. Già, perché dopo l’episodio di Avellino di ieri, con Salvini che intima di far sequestrare il telefono a una contestatrice, un altro episodio, di gravità forse maggiore, si è verificato a Salerno, dove era atteso ieri il leader leghista per un comizio. Lo denuncia l’Osservatorio contro la Repressione in un video che sta già diventando virale.

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Salerno, la rimozione dello striscione contro Salvini

L’oggetto della discordia è l’esposizione di uno striscione di contestazione con su scritto “Questa Lega è una vergogna” (citazione di una vecchia canzone di Pino Daniele n.d.r.) dall’abitazione privata di un’anziana signora. Come si evince facilmente dal filmato, lo striscione è stato fatto rimuovere da poliziotti in borghese, paventando alla donna presunti guai giudiziari se ciò non fosse avvenuto. Un’azione molto grave, segnato dall’introduzione di forze dell’ordine in un’abitazione privata senza nessuna ragione di ordine pubblico, se non la reputazione del ministro dell’Interno.

Ancor più grave è il contestare l’incontestabile, ovvero un presunto reato d’opinione non contemplato dalla nostra costituzione, né da nessuna legge. Una dinamica inquietante, accentuata dal silenzio di Salvini e del fronte leghista su questi episodi, che rischiano di scaraventare il nostro Paese in una linea d’ombra dove gesti incostituzionali e possibilmente eversivi diventano norma. Chissà se cominciano ad accorgersene anche a Palazzo Chigi. Nel frattempo #questalegaèunavergogna è già di tendenza su Twitter.