Il blocco sui social e la sua importanza per gli app store di Apple e Google

I contenuti generati dagli utenti sono sempre un problema per le piattaforme: gli app store si sono cautelati con delle regole rigide, anche sul blocco degli utenti

21/08/2023 di Gianmichele Laino

«Le app con contenuti generati dagli utenti presentano sfide particolari, che vanno dalla violazione della proprietà intellettuale al cyberbullismo realizzato da utenti potenzialmente anonimi. Per prevenire gli abusi, le app con contenuti generati dagli utenti o servizi di social network devono includere […] la possibilità di bloccare gli utenti che fanno un impiego anomalo del servizio». Dal vangelo secondo Apple Store. «Le app che contengono o presentano UGC (user generated content, ndr), comprese le app che sono browser o client specializzati per indirizzare gli utenti a una piattaforma UGC, devono implementare una moderazione solida, efficace e continua di questi contenuti generati dagli utenti che […] fornisca un sistema in-app per bloccare contenuti generati dagli utenti e utenti stessi». Dal vangelo secondo Google Play Store. Si tratta di due indicazioni piuttosto esplicite, a proposito del blocco degli utenti sui social network che sembrano essere palesemente in disaccordo con quanto previsto da Elon Musk. Previsto o quantomeno anticipato a mezzo social: stando alle ultime sue dichiarazioni, infatti, Musk vorrebbe rimuovere l’opzione di blocco su Twitter/X.

LEGGI ANCHE > Cosa ha detto Elon Musk a proposito del tasto blocca su Twitter

Rimozione blocco su Twitter, perché gli app store sono contrari

Gli app store – soprattutto quello della Apple, in verità – presentano delle condizioni estremamente severe per permettere alle varie applicazioni sviluppate nel mondo di poter sfruttare la propria vetrina per poter essere scaricate. Si tratta di una questione sicuramente economica (quella di evitare grane legali che interessano gli store come rivenditori di applicazioni), ma anche di prestigio. Garantire, infatti, elevati standard di sicurezza per i prodotti venduti all’interno degli app store è una questione direttamente proporzionale rispetto all’autorevolezza di questi servizi.

E non si può sempre pensare a vivere in un regime di deroga. Apple, infatti, ha recentemente fatto già una concessione a Elon Musk, al momento del rebranding della sua applicazione. Lo store di Cupertino, normalmente, impedisce ad applicazioni che contengono una sola lettera nel proprio nome di poter essere vendute sulla propria piattaforma. Evidentemente, la concessione è stata fatta a X – il nuovo nome di Twitter – in virtù della storia e dell’elevato numero degli utenti. Ma non è plausibile che una nuova deroga possa essere fatta proprio a una questione di massima sicurezza dell’esperienza utente come quella che garantisce la possibilità di bloccare persone o messaggi molesti sui social network.

La storia delle app e degli app store di Apple e Google è costellata di contenziosi. Sicuramente, salta immediatamente alla mente quello tra Epic Games (il produttore di Fortnite) e Apple, che sta vivendo ancora oggi alcuni suoi strascichi. In modo particolare, tra minacce e penalizzazioni messe in atto, in quella circostanza a essere messo sotto la lente d’ingrandimento era il sistema di pagamento (e di percentuale rispetto alla fee) che Apple richiedeva agli sviluppatori di piattaforme. Con la querelle relativa all’opzione di blocco degli utenti di X, invece, si configurerebbe una battaglia di segno opposto.

Il rapporto complicato tra Elon Musk e gli app store (soprattutto quello di Apple)

Ultimamente, Elon Musk è sempre stato insofferente con tutti quegli enti, istituzioni o aziende che, in qualche modo, hanno ostacolato le sue idee “fuori dagli schemi” per il social network ufficialmente acquisito meno di un anno fa. Alla fine del 2022, Apple e Twitter (quando ancora si chiamava così) sembravano davvero arrivati ai ferri corti: con Musk che aveva pubblicamente dichiarato che l’azienda di proprietà di Tim Cook aveva minacciato di rimuovere Twitter dal proprio app store. Al centro della contesa, ancora una volta, le modifiche alle policies di Twitter rispetto alle regole previste dall’Apple Store per la compatibilità delle applicazioni con la messa in vendita su queste piattaforme (alla fine dello scorso anno, il cuore della questione era l’allentamento delle regole di moderazione da parte di Twitter, che aveva licenziato gran parte del suo team dedicato a questo scopo).

Qualche giorno dopo, Musk (con una giravolta che rientra a pieno regime nel suo carattere) aveva garantito che non c’era stato alcun dissidio con Twitter e che la questione era stata ricomposta da una stretta di mano tra lui e Tim Cook. Adesso si può configurare un altro problema all’orizzonte, osservato – tuttavia – da chi, dall’esterno, è esperto di policies degli app store. Possibile che una nuova deroga e una nuova stretta di mano lascino ancora una volta campo libero ai disegni di Elon Musk?

Share this article
TAGS