Nel report Iss c’è scritto che c’è un rischio di epidemia incontrollata, ma Brusaferro dice che Rt rallenta

Ieri, i toni del rapporto erano molto più allarmanti rispetto alle dichiarazioni del presidente

10/11/2020 di Redazione

report iss

Lo scenario dipinto dal report Iss nella serata di ieri suonava davvero allarmante, mostrando un Paese a rischio di epidemia incontrollata e fuori gestione, frutto di un Rt superiore al valore di 1,7 e con quattro regioni che sembrano fuori dai parametri dello scenario 3, entrate già nella soglia del lockdown. Tuttavia, nella giornata di oggi – commentando il report – Silvio Brusaferro (presidente dell’Istituto Superiore di Sanità) e Franco Locatelli (presidente del Consiglio Superiore di Sanità) hanno cercato di stemperare i toni.

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Report Iss, le parole di Brusaferro e di Locatelli

Secondo Silvio Brusaferro e Franco Locatelli, nonostante le quattro regioni italiane siano a rischio scenario 4 (e quindi andranno presi provvedimenti più seri), l’indice Rt sta rallentando ed è anzi in fase recessiva. L’intervallo è da 1.7 a 1.5, migliore anche se non rassicurante. Ma da qualche parte, tuttavia, bisognerà pur iniziare. In modo particolare, Locatelli ha affermato: «L’indice Rt appare stabile quindi l’accelerazione marcata è venuta meno e c’è decelerazione, frutto delle misure poste in essere».

Possibile, quindi, che le misure di contenimento che sono state prese in questi giorni abbiano sortito un qualche effetto e che, nei prossimi giorni, quando si avvertiranno gli effetti di quelle più severe, l’indice possa ridiscendere in maniera ancora più evidente, riportando il Paese sotto quella soglia Rt=1 che è unanimemente considerata come critica.

Report Iss, il contrasto tra il report di ieri sera e il suo commento di oggi

Resta invece alta l’attenzione sulla saturazione delle terapie intensive, che potrebbe arrivare nel giro di un mese. Ma anche su questo c’è attesa per gli effetti delle misure di contenimento: l’abbassamento dell’indice di contagio potrebbe comportare anche una migliore gestione dei ricoveri, soprattutto nelle terapie intensive.

Toni diversi, in meno di 24 ore. Sintomo di una comunicazione non sempre efficace, che spesso ha effetto anche sugli umori della popolazione (oltre che dei politici che dovrebbero rappresentarla).

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