Il dibattito su FCA che ha sede legale in Olanda e chiede garanzie all’Italia su un prestito da 6,5 miliardi

di Gianmichele Laino | 16/05/2020

prestito FCA
  • L'ipotesi dell'accesso di FCA alle misure del decreto liquidità è circolata nelle ultime ore

  • Polemiche tra i commentatori per la situazione legata alla sede legale e fiscale del gruppo

  • Cosa sappiamo fino a questo momento

È tutto scritto, nero su bianco, nel decreto liquidità che il governo ha varato per andare in soccorso alle imprese italiane in questa fase di emergenza da coronavirus. Questo aspetto della norma prevede che lo Stato italiano faccia da garante per i prestiti che le aziende andranno a chiedere agli istituti bancari. Un modo per ‘coprire le spalle’ a tutti quegli imprenditori che, negli ultimi mesi di pandemia, hanno visto pesantemente crollare il proprio fatturato e la propria attività. Un sistema a cui si potrebbe assistere anche nel caso del prestito FCA: la casa automobilistica avrebbe chiesto – ma la notizia non è stata ancora confermata né smentita né da FCA, né dall’istituto di credito di riferimento – un prestito di 6,5 miliardi di euro a Intesa San Paolo.

LEGGI ANCHE > L’appello di Conte alle banche: «Erogate subito liquidità alle imprese che ne hanno bisogno»

Prestito FCA e garanzie allo stato italiano: cosa sappiamo

Approfittare del decreto liquidità significherebbe per lo stato italiano fare da garanzia per questo prestito FCA, attraverso il fondo dedicato, il SACE. Le garanzie, per decreto, sono destinate alle imprese con un fatturato individuale superiore o uguale a 1,5 miliardi di euro o con numero di dipendenti in Italia superiore o uguale a 5.000 e per finanziamenti di importo superiore o uguale a 375 milioni di euro. Dunque FCA rientrerebbe in queste categorie.

Tuttavia, sui social network e sui principali organi di informazione è partito un dibattito. FCA ha sede legale in Olanda e domicilio fiscale a Londra: per questo motivo alcuni commentatori sostengono che questa operazione – che sfrutterebbe un vantaggio che lo stato italiano ha garantito agli imprenditori – non sia corretta da un punto di vista etico. E su questo la politica si sta già muovendo, almeno quella che vorrebbe impedire l’operazione. Stefano Fassina, ad esempio, ha già proposto un emendamento al decreto liquidità che possa prevedere l’accesso alle garanzie per quelle società con sede giuridica e fiscale in Italia.

Le altre condizioni, come la rinuncia ai dividendi e la presenza di un numero di lavoratori in Italia, sembrano già in linea con la condotta della FCA in questo periodo. Tuttavia, l’accesso alle garanzie – anche questo è un elemento che deve essere chiaro: garanzie e non un prestito di Stato – previste dal decreto liquidità resta ancora un’idea in linea teorica. FCA non ha ancora ufficializzato alcuna decisione in merito.

TAG: Fca