Adescava bambine su Whatsapp: 50enne di Codogno condannato a 19 anni per pedofilia e abusi su minori

Sulla chat si chiamava ‘Giulia la malvagia’ e irretiva le giovanissime vicine di casa convincendole ad avere rapporti sessuali con lui

di Enzo Boldi | 07/10/2020

Pedofilo Codogno
  • Arrivata la sentenza di primo grado nei confronti del pedofilo Codogno

  • 19 anni di reclusione, la più alta pena mai decisa per reati di questo tipo in Italia

  • Si fingeva una ragazza su Whatsapp e plagiava le sue giovani vittime ad avere rapporti con il vicino di casa (cioè lui stesso)

Aveva creato un vero e proprio piano, partendo da una falsa identità su Whatsapp per soggiogare le sue giovani vittime. Tre ragazzine, tra i 10 e i 13 anni, sono state succubi di un vicino di casa (molto stimato, prima delle evidenze scaturite durante il processo) che fingendosi una giovane ragazza in grado di irretire i comportamenti delle giovanissime, le aveva convinte ad avere rapporti sessuali con l’uomo. La storia del pedofilo Codogno, nel Lodigiano, si è conclusa con la più alta sentenza mai emessa per questo tipo di reato in Italia: 19 anni di reclusione.

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Tutto è partito da Whatsapp. L’uomo, 50 anni, aveva contattato le tre giovani vicine di casa attraverso la chat, presentandosi come ‘Giulia la malvagia’. In questo modo era riuscito a plagiare le tre vittime, tra i 10 e i 13 anni, rendendole succubi. Nei messaggi su Whatsapp, infatti, c’erano minacce atte a irretire le adolescenti. Messaggi che avevano un solo scopo: convincere le tre giovani a recarsi a casa del vicino per consumare rapporti sessuali con lui. Le ragazze non sapevano che dietro quella fittizia identità in chat si nascondesse proprio quello stimato uomo della porta accanto.

Pedofilo Codogno, la condanna a 19 anni di reclusione

Il pedofilo Codogno non si limitava ad abusare sessualmente delle sue vittime. I giudici – con la sentenza di condanna a 19 anni di reclusione, la più alta mai data in Italia per questo tipo di reato – hanno evidenziato come l’uomo non solo plagiasse le giovani attraverso la chat con un’identità falsa, ma dopo averle convinte ad avere un rapporto sessuale le filmava durante l’atto. Nel computo totale, dunque, è stato inserito anche il reato di produzione di materiale pedopornografico.

La produzione di materiale pedopornografico

Il processo nei confronti dell’uomo è iniziato qualche anno fa e già nel giugno del 2019 era stato confermato il suo arresto in carcere in attesa del giudizio. Una sentenza arrivata nella giornata di martedì 6 ottobre con i 19 anni di condanna, in primo grado.

(foto di copertina: da Pixabay)