Dalle piramidi al web, Susanne Töpfer ci spiega come i papiri del Museo Egizio di Torino sono stati pubblicati online

di Alessandra Delzotto | 23/10/2019

papiri
  • Sono online 230 papiri raccolti al Museo Egizio di Torino

  • Susanne Töpfer ci spiega come è stato possibile raggiungere questo obiettivo

  • Ma si tratta solo di una prima tappa verso la digitalizzazione

Tra i suoi molti tesori il Museo Egizio di Torino annovera una delle collezioni di papiri più importanti al mondo, capace di tenere testa a quelle del Cairo, di Berlino, del British Museum, del Louvre e della Biblioteca nazionale austriaca. Quasi 700 manoscritti interi o ricomposti e oltre 17 mila frammenti di papiro (oltre a varie rilegature in cuoio e un codice in pergamena) capaci di gettare luce sull’arte, la poesia, l’umorismo e la vita quotidiana di una civiltà antica di migliaia di anni.

Papiri di Torino, la responsabile del Museo Egizio ci spiega come sono stati digitalizzati

«Il contenuto dei papiri è estremamente vario: si va da testi documentari a testi letterari, rituali, magici o funerari. Per esempio i papiri del Libro dei Morti». A parlare è Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione di papiri del Museo Egizio. Laureata in Egittologia presso l’Università di Leipzig, esperta di lingua e scrittura geroglifica e ieratica, Töpfer e il suo team lavorano dal 2017 alla realizzazione di TPOPTurin Papyrus Online Platform – una piattaforma open data che permette agli studiosi come ai semplici appassionati di accedere alla collezione del Museo.

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Parte centrale del papiro di Kha

Da qualche settimana TPOP è finalmente online con 230 papiri consultabili previa registrazione e con 50 navigabili da tutti senza obbligo di accesso al portale. Si tratta tuttavia solo di un nucleo iniziale, l’obbiettivo è quello di digitalizzare l’intera collezione. «Questo corpus sarà reso finalmente disponibile quasi 200 anni dopo l’arrivo dei manoscritti nel museo. Si tratta di un importante passo avanti nel campo dell’archiviazione storica e della digitalizzazione delle discipline umanistiche» – afferma la studiosa.

E di un’occasione unica per accedere alle storie meravigliose che questi papiri hanno custodito fino ad oggi. Come ad esempio quelle contenute nell‘archivio familiare di Totoes, composto da quarantaquattro papiri demotici e dodici papiri greci rinvenuti in due giare sigillate a nord del muro di cinta del tempio di Hathor a Deir el-Medina.

Lo ha raccontato Susanne Töpfer a Giornalettismo, spiegando per quali motivi l’avvento di TPOP rappresenti per tutti noi un’occasione unica di avvicinarci a un modo, quello dell’antico egitto, che continua ad affascinare grandi e piccini.

Papiri, l’intervista di Susanne Töpfer a Giornalettismo

torino museo egizio
Una veduta del Museo Egizio di Torino

In che modo il Museo egizio di Torino è entrato in possesso di questa formidabile collezione di papiri?

La maggior parte furono acquistati dai Savoia nel 1824, insieme alle altre antichità della collezione di Bernardino Drovetti. Drovetti aveva raccolto le sue antichità principalmente nei siti dell’antica Tebe (l’odierna Luxor). La collezione comprende anche papiri provenienti dagli scavi del museo di Torino nei siti di Gebelein, Assiut e Tebe ovest all’inizio del ventesimo secolo.

Come nasce l’idea della piattaforma TPOP?

Il Museo Egizio ci sta lavorando dal 2017 con l’obiettivo di mettere gli studiosi in collegamento fra loro e permettere loro di collaborare. Nel caso specifico della collezione del Museo Egizio, invece di avere singoli filologi e papirologi che lavorano ciascuno su un numero limitato di papiri, non potendo affrontare la massa del materiale nel loro insieme, svilupperemo un software collaborativo che permetterà agli studiosi di tutto il mondo di studiare i nostri papiri, trovare nuovi testi, e migliorare enormemente la nostra comprensione di questo materiale. Il Museo Egizio sarà fra i primi musei ad abbandonare la pratica di dare permessi esclusivi di pubblicazione a singoli studiosi, sistema che potrà portare a un aumento delle pubblicazioni sui nostri papiri inediti.

La scelta di aprire i vostri archivi anche a un pubblico di non esperti è significativa. Come siete arrivati a questa decisione?

Il grande pubblico è più o meno inconsapevole dell’esistenza e dell’importanza dell’archivio papiro del Museo Egizio. La ricchezza di dettagli sulla vita quotidiana degli egiziani contenuta nei manoscritti potenzialmente ha un grande fascino per il non-egittologo. Il sito web fornisce narrazioni vivide incentrate sull’antica società egiziana, da un lato, e, dall’altro, offre una presentazione dei progetti papiri e il suo flusso di lavoro, dei papirologi, nonché sull’applicazione di tecnologia innovativa per la ricerca di antichi manoscritti.

Quali criteri avete utilizzato per decidere quali di questi documenti digitalizzare in questa prima fase?

Il Museo Egizio possiede un gran numero di manoscritti dell’epoca Ramesside (circa 1300- 1050). Si tratta del più grande e storicamente più importante archivio dell’Egitto pre-ellenistico sopravvissuto. Nonostante abbiano fatto parte della collezione del museo per quasi due secoli, e nonostante la loro importanza storica, questo materiale è restato sconosciuto e inedito, eccetto per un numero molto limitato di documenti, e anche questi ultimi erano accessibili e noti solo a pochi specialisti. La maggior parte dei manoscritti torinesi apparteneva probabilmente a membri dell’amministrazione della necropoli reale, e provengono con ogni probabilità dal villaggio di Deir el-Medina, dove risiedevano gli operai che costruivano le tombe regali. Concentrarsi su un insediamento come Deir el-Medina, che è documentato per un periodo relativamente breve da una vasta cultura materiale scritta, permette, caso unico nella storia dell’Egitto pre-ellenistico, di conoscere in modo straordinariamente dettagliato la vita quotidiana di questa comunità locale. Ci consente cioè di fare “microstoria”

Quali storie ci raccontano questi papiri?

Conosciamo, per esempio, vari scribi di Deir el-Medina a cui si possono assegnare molti testi. Fra questi, Amunnakhte, autore del Papiro delle Miniere e di centinaia di altri testi, fra cui insegnamenti e poemi; Djehutymes, autore del Papiro delle Tasse e di altri testi amministrativi, come anche di lettere a suo figlio, lo scriba regale Butehamon, lettere che forniscono squarci illuminanti su questioni amministrative, politiche e anche familiari.

Si tratta di semplici copisti di documenti amministrativi?

Assolutamente no: sono individui con un alto livello di istruzione, che scrivono testi sofisticati ricchi di informazioni preziose sul sistema socioculturale e politico faraonico nel suo complesso. Alcuni degli scrittori egiziani ovviamente hanno sentito l’esigenza di documentare l’attualità della loro epoca, cosa che andava ben al di là dei loro compiti di scriba. Oltre a informazioni sui loro autori, i papiri contengono anche informazioni importanti sulle vite private degli individui. Spesso l’attento studio di documenti come transazioni di affari, testi giuridici, annotazioni private e lettere rivela non solo quanto ordinaria potesse essere la vita di questi uomini e donne, ma anche quanto potesse invece essere insolita..

Ci sono dei papiri della collezione ai quali è particolarmente legata? 

La collezione vanta numerosi testi importanti e unici: fra questi spiccano un gruppo di papiri dell’Antico Regno con la contabilità amministrativa di due villaggi che facevano parte di una tenuta agricola; il Papiro del Re, noto anche come Canone di Torino, un papiro frammentario contenente un elenco in ordine cronologico dei sovrani egiziani fino alla diciassettesima dinastia; il Papiro della Congiura, che documenta un attentato alla vita del faraone Ramesse Terzo; il Papiro Erotico-Satirico, rara testimonianza del gusto umoristico degli abitanti del villaggio di Deir el-Medina; il Papiro delle Miniere, la seconda più antica mappa topografica al mondo; e il Papiro dello Sciopero, il più antico documento relativo a astensioni dal lavoro nella storia mondiale, durante il regno di Ramesse III. Abbiamo persino dei documenti di censimento relativi al villaggio di Deir el-Medina, cosa del tutto eccezionale prima dell’epoca greco-romana. Particolarmente importante fra questi è il cosiddetto Stato Civile, un censimento degli abitanti del villaggio, elencati per unità domestiche.

Sono in corso studi particolarmente significativi al momento su questo materiale?

Tra le iniziative vale la pena di citare il progetto internazionale Crossing Boundaries che, oltre al Museo, coinvolge le Università diBasilea e Liegi, e che ha l’obiettivo di approfondire lo studio dei circa 9000 frammenti dei papiri di epoca Ramesside del sito di Deir el-Medina presenti nella collezione torinese. Questo programma ha garantito un sostegno economico al Museo, permettendoci di impiegare un restauratore che si occupa della conservazione e del consolidamento dei papiri ramessidi. Molti frammenti devono infatti essere puliti, distesi e stabilizzati per migliorare (o semplicemente permettere) la leggibilità e per consentire la loro riproduzione fotografica, e il successivo inserimento nel database digitale.

FOTO: La responsabile dei papiri al museo Egizio di Torino Susanne Töpfer – Ufficio Stampa Museo Egizio

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