Migliaia di manifestanti attaccano l’ambasciata Usa a Baghdad al grido di ‘morte all’America’

di Gianmichele Laino | 31/12/2019

Iraq
  • Domenica, un raid Usa aveva ucciso diversi miliziani filoiraniani

  • Oggi, dopo i funerali delle persone coinvolte, migliaia di persone sono arrivate davanti all'ambasciata Usa

  • L'edificio è sotto scacco, l'ambasciatore è stato fatto uscire

L’antefatto: nella giornata di domenica, le forze statunitensi impiegate in Iraq si sono impegnate in diversi raid contro il miliziani Kataib Hezbollah, una forza di combattimento vicina all’Iran che si trova al confine tra l’Iraq e la Siria. Nel raid sono morte diverse persone, tra cui anche 25 combattenti sciiti. Per questo motivo, migliaia di persone in Iraq hanno deciso, come segno di protesta, di assalire letteralmente l’ambasciata americana a Baghdad.

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Iraq, migliaia di manifestanti hanno assaltato l’ambasciata Usa

Un corteo di persone ha iniziato a forzare il blocco della green-area che circonda abitualmente l’ambasciata Usa. Poi migliaia di persone si sono riversate all’interno della struttura, cercando di prendere di mira alcuni uffici che, precauzionalmente, erano stati evacuati con urgenza. Matthew H. Tueller – l’ambasciatore Usa in Iraq – e parte del personale sono stati allontanati.

Gli slogan con cui i manifestanti iracheni hanno assaltato l’ambasciata sono il risultato di anni e anni di repressione e dell’occupazione americana del Paese. La furia dei manifestanti si è scagliata contro l’istituzione statunitense, contro lo Stato Federale, contro lo stesso presidente Donald Trump. Si sono sentite frasi come «Morte all’America» e «No a Trump e agli Stati Uniti in Iraq».

Le motivazioni dei raid Usa

I raid americani erano stati ritenuti necessari nell’ottica della protezione di obiettivi sensibili statunitensi. Qualche giorno prima, diverse basi americane erano state attaccate e, nel corso di uno di questi assalti attribuiti proprio ai miliziani di Kataib Hezbollah, era rimasto ucciso un contractor americano. Per questo motivo, la temperatura nell’area si è alzata, provocando una rivolta – quella del 31 dicembre – che mai si era verificata fino a questo momento. Dopo anni di guerra silenziosa, carica di vittime e di scontri a livello geopolitico, la tensione nel Paese tra locali e statunitensi è di nuovo alle stelle.