Scoglio senato, la mappa dei senatori che diranno no alla fiducia al governo Pd-M5S

di Gianmichele Laino | 04/09/2019

fiducia

Ma questo governo Pd-M5S ce l’ha la maggioranza in Senato? No, perché fino a questo momento l’aspetto era dato per scontato, ma adesso ci sono alcuni cespugli che stanno alzando la voce e che mettono in dubbio la tenuta dell’esecutivo. Non soltanto per il varo del governo, ma proprio per il suo via libera sui voti cruciali in merito a provvedimenti bandiera contenuti nei 26 punti del programma. Si rischia, insomma, nuovamente una maggioranza risicata in Senato, quella stessa maggioranza risicata che fu indigesta alla sinistra ai tempi del secondo governo Prodi (e che ne determinò la caduta, a causa di iniziative di singoli senatori).

Maggioranza Senato per la fiducia: quali numeri ci sono?

Vediamo la mappa. Il Senato, come è noto, è formato da 315 senatori, più sei senatori a vita. Il totale è 321. Per questo motivo, la maggioranza necessaria è di 161 voti. Che sarebbe esattamente la somma dei senatori del Partito Democratico (51), di Movimento 5 Stelle (107) e di Liberi e Uguali (4). Ma se a qualcuno di questi dovesse venire un raffreddore? E se – come detto più volte dal vicesegretario della Lega Andrea Crippa – fosse vero che nel Movimento 5 Stelle sono già pronte 9 defezioni a sorpresa? Che cosa succederebbe?

Fermo restando che sarebbe impossibile un appoggio di quella che ormai si può configurare come una maggioranza compatta di centrodestra (Lega+Forza Italia+Fratelli d’Italia arrivano a 138 voti), il governo dovrà trovare consensi nel gruppo misto, in quello per le autonomie e tra i senatori a vita. Replicando, anche in questo caso, il modello del secondo governo Prodi.

Fiducia, come si comporta il gruppo misto

Facciamo due conti: il gruppo misto, oltre ai 4 di Leu, può contare il socialista Nencini, la fondatrice di +Europa Emma Bonino, i due italiani eletti all’estero (Maie) e 5 fuoriusciti del Movimento 5 Stelle. Dando per scontato il voto favorevole di Leu (che dovrebbe entrare nel governo, soprattutto dopo l’incontro fiume della mattinata di oggi), restano altri nove voti in ballo. Nencini voterà sì alla fiducia, Emma Bonino ha annunciato la sua opposizione. I due italiani all’estero non scioglieranno la riserva fino all’ultimo e, tra i fuoriusciti del M5S, c’è un no sicuro, un sì quasi sicuro (quello di Paola Nugnes) e tre dubbi (come ad esempio quello di Gregorio De Falco). A quanto siamo arrivati? Ad altri 2 sì, ad altri 2 no sicuri e a 5 incognite.

Fiducia, come si comportano i senatori a vita e le Autonomie

La maggioranza, a questo punto, conta 163 voti. C’è il bacino dei cinque senatori a vita. Liliana Segre ha detto che si asterrà, Mario Monti e Elena Cattaneo hanno affermato di non avere ancora deciso. Non si conoscono le posizioni di Renzo Piano, di Carlo Rubbia e di Giorgio Napolitano e non si sa nemmeno se alcuni di questi parteciperanno al voto. Dai senatori a vita, al momento, non è arrivato alcun sì esplicito. La maggioranza resta ferma a 163.

Per quanto riguarda le Autonomie, gruppo composto da sei senatori, sicuro il sì di Albert Laniece, verso il sì anche Pierferdinando Casini (eletto nelle liste del Pd e poi passato al gruppo per le Autonomie), nonostante la sua critica nei confronti dell’apertura dell’alleanza a LeU, e Gianclaudio Bressa. Altri tre sì e si arriva a 166. Gli altri esponenti del gruppo misto (appartenenti alla compagine SVP), probabilmente, si asterranno.

Come si vota la fiducia in Senato?

Ma come pesano le astensioni nel voto di fiducia? Pesano tanto, perché in Senato equivalgono a un voto contrario. La maggioranza necessaria è una maggioranza semplice (quindi, calcolata sui presenti e non sul numero totale dei membri). Chi si astiene conta comunque come presente, quindi contribuisce a far aumentare l’asticella della maggioranza. In questo caso, con almeno 166 voti, la fiducia non dovrebbe essere messa in discussione.

Tuttavia, anche all’interno del M5S ci sono dei dubbi. Il vicesegretario Crippa, della Lega, ha affermato che ci sarebbero almeno 9 senatori (tra questi, forse, anche Gianluigi Paragone) che potrebbero non votare la fiducia al governo M5S-Pd. In questo caso, dunque, l’alleanza scenderebbe a quota 157. Ovvero a 4 voti meno del necessario se tutti i senatori fossero presenti in Aula a Palazzo Madama.