Casini, il re delle alleanze, attacca le alleanze altrui

di Enzo Boldi | 04/09/2019

Casini
  • Un post polemico è apparso sulla bacheca di Pier Ferdinando Casini

  • Contesta l'apertura del "suo" Pd a Liberi e Uguali in vista del governo giallorosso

  • Lui, il trasformista e re delle alleanze che è passato da destra a sinistra, non lasciando nenache i governi tecnici

Il ‘suo’ Pd sta sbagliando nell’aprire le porte a Liberi e Uguali virando verso sinistra. A parlare, anzi scrivere, è Pier Ferdinando Casini, senatore che – per uno strano, ma neanche troppo – gioco di intrecci politici si trova seduto tra i banchi del Partito Democratico a Palazzo Madama. Il trasformista della politica italiana, re delle alleanze che lo hanno portato a essere protagonista di Esecutivi dai più svariati colori, ora critica proprio i dem per la loro scelta di mettersi a trattare con LeU in vista del nuovo governo giallorosso (il cui giallo resterà giallo anche di mènage à trois, ma con un rosso ancor più intenso).

Cromismi e sofismi. La polemica è partita da un post che lo stesso Pier Ferdinando Casini ha pubblicato sulla propria pagina Facebook, in cui si è detto contrario all’ingresso di una terza forza politica all’interno di questa maggioranza parlamentare. Eppure, da vecchio lupo della politica, l’ex leader Udc dovrebbe ben sapere che questo nuovo Esecutivo che sarà guidato da Giuseppe Conte ha bisogno di altri seggi al Senato per evitare l’ipossia.

Casini e il no a LeU

E fa sorridere che un giudizio così tranchant arrivi da una personalità di spicco di quel sistema politico italiano fatto di alleanze e strategie che hanno da sempre accomunato Prima, Seconda e (ora) Terza Repubblica. Sintomi di una Repubblica che è sempre stata unica, mantenendo i propri crismi nelle Aule parlamentari da anni. E proprio Pier Ferdinando Casini è stato autore delle più grandi alleanze che l’hanno portato a stare più volte al potere che all’opposizione.

Il trasformista e lo stratega

I suoi primi virgulti da deputato della Democrazia Cristiana, lo portarono diventare leader del Centro Democratico Cristiano nel 1993, prima di siglare il primo patto con Silvio Berlusconi andato avanti fino al 2001. Poi la guida dell’Udc e l’annessione all’interno della Casa delle Libertà prima della crisi con l’ex Cavaliere consumata nella stagione parlamentare 2007/2008. Da lì finì all’opposizione di Forza Italia (con cui è stato alleato per oltre un decennio) e l’appoggio al governo Monti, l’Esecutivo tecnico post Berlusconi IV. E non finisce qui: dopo il voto delle Politiche del 2013, appoggiò il neonato governo Letta e poi proseguì sulla stessa linea quando su Montecitorio (e sul Nazareno) arrivò il tornado Renzi. Un sostegno, una stampella al Pd che durò anche nei mesi di Gentiloni. Poi il voto del 4 marzo 2018, quando fondò la lista Civica Popolare – un insieme dei suoi nuovi Centristi per L’Europa (dopo l’addio all’Udc), Alternativa Popolare, Italia dei Valori, Unione per il Trentino e L’Italia è Popolare – che ottenne l’appoggio dem e gli consentì di entrare, ancora una volta, in Senato. Un arcobaleno di colori.

(foto di copertina: ANSA/ANGELO CARCONI)