Fase acuta dell’epidemia secondo l’ISS: «Il mese prossimo possibile fase critica»

L'indice di contagio Rt è a 1,17

di Gianmichele Laino | 15/10/2020

fase acuta dell'epidemia

La stangata definitiva a questa giornata italiana così difficile dal punto di vista della gestione dell’epidemia di coronavirus è arrivata dall’Istituto Superiore di Sanità. Il massimo ente sanitario del nostro Paese, infatti ha diffuso – come ogni giovedì sera – i dati del monitoraggio ufficiale settimanale relativi al contagio da coronavirus. Ormai, si legge nel report, siamo in una fase acuta dell’epidemia, con un indice di contagio che ha superato il valore di 1 (siamo a 1,17, mentre un livello di controllo imporrebbe un valore inferiore a una unità).

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Fase acuta dell’epidemia secondo l’ISS, ma il prossimo mese potrà essere fase critica

Ma i problemi non si fermano qui e vanno ad analizzare quello che potrebbe succedere, in realtà, tra un mese, quando si faranno sentire sulle terapie intensive e sui reparti degli ospedali i contagi di questi giorni. L’ISS, infatti, ha già evidenziato dei punti critici all’interno del sistema sanitario, soprattutto a livello territoriale. L’aumento dei ricoveri in terapia intensiva è evidente già in questi giorni – si legge nel report -. tuttavia nel prossimo mese la situazione potrebbe addirittura peggiorare e, in alcune regioni, si potrebbe assistere al passaggio a una vera e propria fase critica del coronavirus in Italia.

Come l’ISS invita le regioni a scongiurare il passaggio da fase acuta a fase critica

Uno scenario che, in estate, non era minimamente pronosticabile, nonostante gli inviti alla cautela che erano stati fatti soprattutto dagli esperti del comitato tecnico-scientifico. Invece, il virus è andato avanti mentre istituzioni e cittadini abbassavano progressivamente la guardia.

Nell’ultima parte, l’ISS sembra schierarsi dalla parte di Vincenzo De Luca, che ha disposto la chiusura delle scuole – o meglio la sospensione delle attività didattiche in presenza – per la Regione Campania. Per quanto riguarda le realtà territoriali, infatti, l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda caldamente di sfruttare le indicazioni dell’ultimo dpcm del 13 ottobre relativo alla possibilità, da parte degli enti locali, di individuare misure ancora più restrittive rispetto a quelle nazionali.