Il 95% delle collezioni di NFT ha un valore pari a zero

La crisi del mercato dei non-fungible token è tangibile in tutti i suoi effetti. Quasi nessuno vuole più acquistare le "opere d'arte digitali" e le stime sono dirette verso un de profundis

02/10/2023 di Enzo Boldi

La bolla è scoppiata? Dopo il grande rilievo mediatico e l’altissimo valore che alcune “opere digitali” hanno accumulato nel giro di pochi mesi, ci ritroviamo oggi ad analizzare una profonda crisi del mercato degli NFT. Quei non-fungible token che sembravano essere il futuro dell’arte e che, invece, sembrano già essere un lontano passato che non ha lasciato praticamente nulla. Dall’esplosione del fenomeno tra il primo semestre del 2021 e l’inizio del 2022, passando per l’attenzione di grandi aziende che, poi, hanno abbandonato qualsiasi progetto in questo campo. Con i numeri che parlano chiaro: la maggior parte delle collezioni messe in vendita ha un valore economico pari a zero.

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I motivi della crisi NFT sono molteplici. Innanzitutto, partiamo dallo sfondo storico-sociale: prosegue, per diversi fattori, la fase di sconvolgimento delle più basilari regole della legge del mercato (domanda e offerta). Per esempio, i lasciti della pandemia non sono stati – anche a livello meramente economico/finanziario – esaltanti e anche un fenomeno esploso a cavallo tra quegli anni ha patito queste incertezze che, oramai, sono entrate nel quotidiano. Poi c’è anche la scarsa attitudine al “digitale” che hanno i cittadini/utenti, spesso sul “chi va là” a causa di una miriade di truffe e potenziali frodi che corrono lunga la rete.

Crisi NFT, i numeri di un crollo verticale del mercato

Ma non c’è solamente questo. Uno studio realizzato da Dappgambl – basato su dati raccolti NFT Scan e CoinMarketCap – ha messo in evidenza non la crisi nella creatività, ma quella nel valore economico delle collezioni di non-fungible token attualmente sul mercato (messi in vendita attraverso le piattaforme dedicate):

«Delle 73.257 raccolte NFT da noi identificate, ben 69.795 hanno una capitalizzazione di mercato pari a 0 Ether. Questa statistica significa effettivamente che il 95% delle persone che detengono raccolte NFT attualmente detengono investimenti senza valore. Dopo aver esaminato queste cifre, stimiamo che il 95% includa oltre 23 milioni di persone i cui investimenti ora non hanno valore». 

Dunque, la quasi totalità delle collezioni non hanno alcun valore. Nessuno è più interessato alla compravendita di questi “oggetti” digitali che, secondo le premesse, avrebbero dovuto rivoluzionare non solo un mercato emergente, ma anche tutte le dinamiche attorno alla tutela della proprietà intellettuale di un’opera digitale. Previsioni che sembrano essere andate perdute nel vuoto. Anche perché, occorre sottolinearlo, l’inizio di questa bolla è coinciso con la crisi delle criptovalute). Due mondi che, dunque, sono strettamente collegati tra loro.

Guarda com’eri, guarda come sei

Il report di Dappgambl ci offre anche alcuni numeri che sottolineano questa crisi. Nel momento di massimo splendore del mercato degli NFT – agosto del 2021 – si era registrato un valore di scambi mensili pari a 2,8 miliardi di dollari. Secondo i dati raccolti di recente, relativi al mese di luglio del 2023, oggi non siamo neanche al 3% di quei numeri (scambi pari a 80 milioni di dollari). Un’enormità in meno, con sempre meno attenzione e meno attrattiva nel mercato. Infatti, il 79% delle collezioni (raccolte) messe in vendita è rimasto invenduto. Questo, ovviamente, provoca una netta (se non fatale) riduzione del valore di mercato. E vale sia per le opere già acquistata che per quelle che ancora non hanno “cambiato” proprietario. Di conseguenza, un mercato dove domanda e offerta sono completamente sbilanciati (con la bilancia che pende in modo estremo verso la seconda) è un mercato destinato a scoppiare. Come sta accadendo.

 

 

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